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1936 La guerra di Spagna

In merito alla guerra di Spagna svoltasi tra il 1936 e il 1939, da molti interpretata come una battaglia di classe, proponiamio l'esperienza fatta dalla sinistra comunista italiana, organizzata come Frazione di sinistra del PCd'I o detta semplicemente "frazione all'estero" e delle vicende che fecero emergere profonde divergenze nel suo ambito e che furono proprie di tutta l'opposizione alla politica del socialsimo in un solo paese nel momento in cui tale deriva si consolidò. Divergenze che accompagnarono il movimento comunista e la stessa sinistra italiana, anche negli anni a seguire e che sono ancora argomento di dibattito nell'ambito rivoluzionario internazionalista, sostanzialmente orientate sulla struttura del partito e del suo rapporto con la classe.

Allo scopo presentiamo uno scritto tratto da un elaborato di Agustin Guillamon lborra, per il Centro Studi Pietro Tresso e pubblicato come quaderno n.27: "I BORDIGHISTI NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA", quaderno attualmente irreperibile in formato cartaceo, pertanto si è provveduto alla digitalizzazione dello stesso, con inevitabili conseguenti piccoli errori di trascrizione (OCR) ma che non incidono sulla comprensione dello scritto (ogni segnalazione importante è comunque gradita), In appendice si riporta il link per scaricare il quaderno in PDF dal quale è stato tratto il testo.

La columna Internacional del POUM Mary Low Juan Breá

 

 

Agustin Guillamon lborra

I BORDIGHISTI NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA

 

 

INTRODUZIONE: CHE COS’E’ IL BORDIGHISMO1

 

Nel presente lavoro il bordighismo viene definito come la dottrina politica marxista che si richiama alle tesi e alle posizioni politiche difese da Amadeo Bordiga (1889-1970) in seno al movimento comunista mondiale. Dal 1912 al 1926 l'azione militante ed il pensiero politico di Bordiga incarnarono la lotta del marxismo rivoluzionario in Italia.

Già precedentemente alla prima guerra mondiale, la sinistra marxista del Partito Socialista Italiano (PSI) espresse nei congressi di Reggio Emina (luglio 1912) c di Ancona (aprile 1914). l’emergere di una maggioranza capace di contrapporsi al riformismo, al sindacalismo e al nazionalismo. All'interno di questa ambigua maggioranza (la Frazione Intransigente) si delineò la formazione di un'estrema sinistra (la Frazione Intransigente Rivoluzionaria), che tese sempre a soluzioni più radicali e classiste. Questa estrema sinistra del PSl sostenne nei congressi di Bologna (maggio 1915), Roma (febbraio 1917) e Firenze (novembre 1917) - delle posizioni molto vicine a quelle dei bolscevichi russi, come la negazione della partecipazione degli operai agli obiettivi della difesa nazionale con la parola d'ordine del disfattismo rivoluzionario, lanciata da Bordiga dopo la sconfina di Caporetto2

La fondazione del Soviet (dicembre 1918), organo della Frazione Astensionista, comportò una difesa decisa della rivoluzione russa e della dittatura del proletariato, come pure urta chiara impostazione della funzione del partito rivoluzionario in Italia.

La Frazione Astensionista si propose sin dall'inizio di far scindere i rivoluzionari dal PSI. 11 suo obiettivo e il suo compito principale negli anni 1919-20 consistettero nell'estendere la Frazione a livello nazionale allo scopo di fondare il partito comunista. In occasione del Il Congresso dell'Internazionale Comunista (IC), svoltosi a Mosca nel luglio-agosto del 1920, la Frazione Astensionista abbandonò l'astensionismo in quanto criterio tattico fondamentale. A quello stesso congresso Bordiga pronunciò un intervento decisivo a favore dell'irrigidimento delle condizioni di ammissione alla Terza Internazionale.

L'azione ed il pensiero politico di Bordiga ebbero sempre una valenza italiana ed internazionale intimamente collegate tra loro, conformemente alla militanza in un movimento comunista mondiale. Nel gennaio del 1921, al Congresso di Livorno del PSI, Bordiga capeggiò e si fece protagonista della scissione dei comunisti e della fondazione del Partito Comunista d'Italia (PCd’I), sezione della Terza Internazionale. Egli fil il principale dirigente del nuovo partito dalla sua fondazione fino a1IV Congresso dell’IC (novembre-dicembre 1922).

L'assimilazione dei classici del marxismo costituisce un'impronta indelebile ed un riferimento costante nei testi programmati ci di Bordiga. Questa padronanza teorica, unita all'esperienza da egli acquisita nella lotta contro l'opportunismo imperante all'interno della Seconda Internazionale, lo prepararono ad affrontare i crescenti dissidi tra il PCd’I e l’IC e con un'eccezionale capacità critica dotata di quella coerenza, di quel rigore e di quell'intransigenza caratteristica che la rendevano temibile e, nel contempo, degna di rispetto.

Il nuovo opportunismo che stava prendendo piede nell’IC era caratterizzato da un adeguamento permanente dell'analisi storica del capitalismo ai cambiamenti che si producevano nelle condizioni c nelle situazioni immediate della lotta del proletariato. Bordiga capì, analizzò c denunciò il carattere dell'opportunismo comunista. Allo stesso modo egli seppe cogliere i primi sintomi di abbandono dei principi programmatici comunisti. E fino all'ultimo si scontrò, in seno all'Internazionale stessa, con la progressiva degenerazione opportunistica e controrivoluzionaria del movimento comunista mondiale. Non perché credesse che fosse ancora possibile evitare la sconfitta dell'ondata rivoluzionaria iniziata nel 1917, ma per testimonianza e per facilitare in futuro la restaurazione teorica ed organizzativa del partito rivoluzionano.

Nel 1926 la Sinistra del PCd’I era giunta al punto culminante di un lungo processo di formazione ideologica e programmatica, caratterizzato dai dissensi e dagli scontri con l'le. Tali divergenze non si risolsero mediante una scissione, in occasione dell'accusa di frazionismo lanciata contro il Comitato d'Intesa (giugno 1925), a causa della decisa opposizione di Bordiga, il quale era contrario ad una rottura definitiva con il PCd’I c con l'le.

Il Congresso di Lione del PCd’I (gennaio 1926) comportò la sconfitta organizzativa definitiva della Sinistra, dovuta all'impossibilità sia di presentarsi come frazione o tendenza all'interno del partito, sia di difendere le proprie posizioni politiche.

L'intervento di Bordiga al VI Esecutivo Allargato dell’IC (febbraio-marzo 1926) rappresentò per la Sinistra dei PCd’I l'ultima possibilità di utilizzare la tribuna internazionale per difendere il programmo comunista dei primi due congressi dell’IC e di Livorno. L'aspro scontro tra Stalin e Bordiga a proposito della questione russa e della teoria del socialismo in un paese solo segnò la sconfitta definitiva delle concezioni rivoluzionarie in seno al movimento comunista mondiale.

Bordiga constatò che la vampata rivoluzionaria internazionale iniziata con l’Ottobre russo era stata definitivamente soffocata dalla valanga controrivoluzionaria. Dopo aver riconosciuto questa sconfitta storica del proletariato, egli respinse l'attivismo ed ogni mistica dell'avanguardia e dell'organizzazione, abbracciò una concezione ferreamente determinista delle possibilità rivoluzionarie c, a livello personale, considerò inutile la sua militanza attiva nella clandestinità imposta dal fascismo.

Nel novembre del 1926, al momento del suo arresto e della sua assegnazione al confino ad opera delle autorità fasciste, ma quando egli era già stato isolato organizzativamente all'interno del partito italiano, Bordiga aveva elaborato all'incirca il novanta per cento3 del corpus teorico della Sinistra del PCd’I, nettamente differenziato dal marxismo ufficiale sovietico.

I punti fondamentali che contraddistinguevano la teoria politica della Sinistra Comunista italiana nel 1926 erano i seguenti:

l. Rifiuto della tattica del fronte unico e della parola d'ordine del governo operaio e contadino, come pure di qualsiasi tipo di coalizione antifascista.

2. Rifiuto del fatto che il partito russo diriga l'IC. Rifiuto della teoria del socialismo in un paese solo.

3. Rifiuto di qualsiasi tipo di difesa della democrazia borghese.

4. Rifiuto dell'antifascismo e di ogni dottrina politica estranea alla lotta di classe.

5. Valutazione della democrazia e del fascismo come due forme di dominio borghese complementari, equivalenti ed intercambiabili.

6. Rifiuto del principio democratico all'interno del partito comunista: al centralismo democratico viene contrapposto il centralismo organico.

7. Lotta e critica nei confronti dell'opportunismo, inteso come abbandono dei principi programmatici fondamentali.

8. 11 partito viene definito come un organo della classe, non immediatista, centralizzato, che salvaguarda il suo programma in maniera intransigente preferendo al riformismo la difesa degli interessi storici del proletariato.

9. La tattica ha dei limiti, imposti dal programma comunista. Una tattica inadeguata sfocia inevitabilmente in cambiamenti programmatici e può arrivare a modificare la natura stessa del partito.

10. Rifiuto della fondazione di una nuova Internazionale costruita sulla base del comun denominatore di esperienze critiche della Terza Internazionale o dello stalinismo. Necessità preliminare di un bilancio storico degli errori dell'IC e dell'elaborazione di una piattaforma programmatica comune.

La sconfitta organizzativa della Sinistra del PCd’I fu una conseguenza diretta della sua difesa intransigente dei principi programmatici comunisti.

Nell'aprile del 1928, nel sobborgo industriale parigino di Pantin, i rifugiati politici comunisti della Sinistra italiana residenti in Francia e in Belgio si riunirono per fondare una nuova organizzazione, che possiamo indubbiamente definire bordighista: la Frazione di Sinistra del PCd’I, che nel 1935 modificò il proprio nome per adottare quello di Frazione Italiana della Sinistra Comunista4

Nella dichiarazione del suo congresso di fondazione questo gruppo manifestava la propria adesione ai principi programmatici del II Congresso dell'IC (luglio-agosto 1920), dei Congresso di fondazione del PCd’I (Livorno, gennaio 1921), delle tesi esposte da Bordiga in occasione della conferenza clandestina del PCd’I svoltasi a Como (maggio 1924), delle tesi presentate da Bordiga al V Congresso dell'IC (giugno-luglio 1924), delle tesi della Sinistra al III Congresso del PCd’I (Lione, gennaio 1926), delle posizioni difese da Bordiga contro Stalin e il partito russo al VI Esecutivo Allargato dell’IC (febbraio-marzo 1926), nonché di tutti gli scritti e le tesi di Bordiga, In altri termini, la nuova organizzazione si dichiarava solidale con tutta l'azione ed il pensiero politico sviluppati da Amadeo Bordiga, dal suo intervento al il Congresso dell’IC fino agli interventi a Lione e al VI Esecutivo Allargato dell'lC.

L'appellativo di bordighismo, attribuito alla Frazione dalle altre formazioni politiche, non poteva quindi essere più appropriato. Dobbiamo tuttavia segnalare che la Frazione respinse sempre la denominazione di «bordighista». Non c'è dubbio che le tesi sviluppate da questo gruppo nel corso degli anni trenta presero forma senza che vi fosse alcun contatto con Bordiga. Ma la ragione più importante traeva origine dal rifiuto di qualsiasi personalismo, che era parte integrante del corpus teorico della Sinistra Comunista. D'altro canto gli scritti di Bordiga respingono la personalizzazione: essi sono concepiti ed elaborati sempre come tesi del partito.

Fino a che punto è lecito personalizzare ed individualizzare dei testi programmatici, di partito? Il pericolo è quello di trasformare la storia di un partito o di un movimento nella biografia dei suoi dirigenti. Lo stesso Bordiga si era lamentato, negli aspri dibattiti a proposito del frazionismo del Comitato d'Intesa della Sinistra, per l'eccessivo personalismo di cui era fatto oggetto il suo nome. È inoltre famosa la sua concezione del dirigente di un partito comunista come mera funzione completamente spersonalizzata.

Il merito e la forza di Antonio Gramsci e di Palmiro Togliatti, all'interno del PCd’I tra il 1923 e il 1926, consistettero unicamente nell'essere g1i uomini di fiducia dell’IC in Italia. Ma questa fu anche la loro miseria, dal momento che ciò comportava la piena identificazione e la complicità con lo stalinismo nascente. La debolezza e l'inevitabile sconfitta di Bordiga derivavano dalla sua opposizione intransigente all'opportunismo ed alla degenerazione dell'Internazionale. Ma questa è anche la sua grandezza storica, nonché l’origine e la ragion d'essere del bordighismo in quanto corrente marxista distinta.

1 Questo primo paragrafo riproduce, io forma quasi testuale, le conclusioni della nostra lesi - inedita - su Bordiga. Per un approfondimento o una giustificazione delle affermazioni qui esposte rimandiamo pertanto il lettore Il tale lavoro: Agustin Guillamon lborra, Mintancia y pensamiento politico de Amadeo Bordiga de 1910 a 1930. Origen, formacion y disidencia dei bordiguismo en el sello de la Tercera lntemacìonal y del Partido Comunista de Italia, Tesis de Licenciatura, Departamento de Historia contemporanea de la Univcrsidad de Barcelona, Barcelona 1987.

2 La battaglia di Caporetto dell'Ottobre 1917 segnò una gran' sconfitta dell'esercito italiano, ad opera degli austriaci, All'interno del PSI emerse una tendenti! che, di fronte alla gravità della disfatta, avanzò la parola d'ordine dell’union sacrèe con la borghesia italiana. Bordiga lanciò invece quella del disfattismo rivoluzionario: nessun appoggio alla propria borghesia, dal momento che la sconfitta militare nazionale poteva aprire La strada alla rivoluzione in Italia. Lo storico gramsciano Paolo Spriano sottolinea più volte il parallelismo tattico tra Bordiga in Italia c i bolscevichi in Russia.

3 Quando parliamo di «novanta per cento» non stiamo utilizzando un'espressione matematica esatta, ma una comparazione approssimativa. hl ogni caso la cosa più importante non e tanto l'apporto individuate di Bordiga, quanto il metodo di lavoro teorico collettivo messo in pratica nei primi anni del PCd’I. È ceno che Bordiga godeva di una facilità In sintesi, di capacità teorica, nonché di eccezionali strumenti espressivi scritti ed orali, e perciò appariva come l'autore» della maggior parte dei testi programmatici del PCd’I; ma non è meno vero che tali lesti erano maturati nel corso di conversazioni, dibattiti. discussioni c scambi di" idee con altri militanti del partito

Per avere un'idea di questo metodo di lavoro teorico collettivo si considerino In genesi. la stesura e le successive trasformazioni del cosiddetto "Manifesto di Bordiga ai militanti del PCd’I>" che vengono trattate nella già citata tesi inedita dell'autore del presente la "oro , alle pp. 250-274.

4 Chiunque sia interessato alla storia della Frazione Italiana della Sinistra Comunista, ciò: dei bordighisti italiani rifugiatisi in Francia e in Belgio negli anni trenta, può consultare i seguenti lavori: Phinppe Bourrinet, La Gauch« Communiste italienne I926·J945 (Ebauche d'Ime histoire dn courant «bordiguiste»), Mémoire de maitrisc, préparée sous la direction de Jacques Droz, Universite de Paris l, Paris 1979 (una cui traduzione italiana è stata edita orrente Comunista Internazionale, Napoli 1985); e Michel Roger, Histoire de la «Gauche» italienne dans l'emigration: 1926-1945, 'Ihèse de Doctorat dc 3ème cycle, présentee sous la direction de Madeleine Reberioux, Ecole des Hautcs Etudcs en Sciences Sociales, Paris 1911.

 

2. LA FINE DELLA DITTATURA E LA PROCLAMAZIONE DELLA SECONDA REPUBBLICA NELL’ANALISI DEI BORDIGHISTI

 

La Frazione di Sinistra del PCd’I funzionò fino al 1933 come gruppo politico omogeneo collocato nell'orbita dell'Opposizione di Sinistra Internazionale (OSI), cioè dell'organizzazione creata sotto l'impulso di Lev Trotskij dopo l'espulsione di quest'ultimo dall'Unione Sovietica. I rapporti tra la Frazione e l'OSI oscillarono dall'ammirazione reciproca iniziale fino alla rottura definitiva del febbraio 1933, allorché la Frazione venne esclusa dall'invio della convocazione per la conferenza internazionale di Parigi su decisione personale di Trotskij.

Non ci addentreremo nei dibattiti e nelle motivazioni che portarono alla rottura definitiva tra trotskisti e bordighisti.5 ma segnaleremo che uno dei punti fondamentali di discrepanza tra queste due correnti marxiste fu quello dell'opportunità o meno di lanciare delle parole d'ordine democratiche nella situazione venutasi a creare in Spagna con la caduta della dittatura di Primo de Rivera, che avrebbe portato alla proclamazione della Seconda Repubblica. A partire dalla fine della dittatura, le analisi della Frazione e quelle di Trotskij in relazione alla tattica che i rivoluzionari avrebbero dovuto seguire nella situazione spagnola non potevano essere più divergenti.

A causa di tale discrepanza, la Frazione adottò lilla risoluzione sulle parole d'ordine democratiche (la quale, pensata per il caso spagnolo o per quello italiano, veniva da essa ritenuta generalizzabile a qualsiasi altro paese) che fu pubblicata nel Bulletin International de l’Opposition.6 La risoluzione voleva essere un compendio delle posizioni sostenute fino ad allora dalla Frazione e pubblicare su Prometeo7. In realtà quelle posizioni non costituivano affatto una novità per i militanti bordighisti, dal momento che erano già state esposte nelle Tesi di Roma dei PCd’I, nel 1922.8

Nel giugno del 1931 Trotskij, nella prefazione9 all'edizione italiana del suo opuscolo La rivoluzione spagnola e i pericoli che la minacciano, così rispose alla Frazione:

La posizione del gruppo Prometeo, che nega per principio le parole d'ordine democratiche, appare, alla luce degli avvenimenti spagnoli, teoricamente inconsistente e politicamente funesta, Sventura a chi non sa trarre degli insegnamenti dai grandi fatti storici!

La Frazione cercò di definire rigorosamente le divergenze politiche effettivamente esistenti con l'OSI, relative alle parole d'ordine democratiche. Essa respinse sempre la manipolazione delle sue posizioni effettuata da Trotskij e definì il giusto quadro per una discussione politica aliena da qualsiasi personalismo, che avrebbe portato ad un chiarimento rispetto al1e vere posizioni politiche difese dalla Frazione e dall'OSI. Questo intento venne realizzato mediante un documento pubblicato nel gennaio del 1932:

Ecco una divergenza che dobbiamo precisare.

La tattica comunista in relazione alle parole d'ordine democratiche.

( ... ) questa divergenza dovrebbe continuare a far parte del campo della tattica. ( ... ) Qualsiasi deviazione dalla concezione fondamentale dei II Congresso dell'internazionale circa In questione della democrazia potrebbe condurre n divergenze di principio.

Crediamo che la chiarificazione della divergenza tattica riguardi il seguente problema: «il proletariato deve o non deve, nei paesi capitalisti, far proprie le rivendicazioni istituzionali e statali democratiche, ivi compreso là dove esista un governo fascista?»

Prima di tutto è falso affermare ( ... ) che il piano strategico dei bolscevichi /il quello delia lotta per la democrazia, Tutt'altro. ( ... )

In Spagna il passaggio dalla monarchia alla repubblica, che in altre circostanze sarebbe stato il risultato di una lotta annata, si è verificato attraverso la commedia della partenza del re in seguito all'accordo tra Alcalà Zamora e Romanones.

In definitiva, è dimostrato che, in occasione cii crisi rivoluzionarie, le parole d'ordine democratiche non trovano una base per le lotta annata ( ... ) ma, al contrario, le parole d'ordine alimentano una base per la riaffermazione del capitalismo, il quale riesce a deviare il proletariato dall'azione violenta ed insurrezionale. ( ... ) il dovere dei comunisti consiste precisamente nel preparare le masse e il proletariato li queste situazioni future. mediante la propaganda della dittatura del proletariato.

In Spagna, il fatto che l'opposizione abbia adottato delle posizioni politiche di appoggio alla trasformazione cosiddetta democratica dello stato ha annullato qualsiasi possibilità di sviluppo serio della nostra sezione. 10

La Frazione partiva dal rifiuto della democrazia effettuato dal II Congresso della Terza Internazionale e dalle Tesi di Roma, che erano state adottate dal II Congresso del PCd’I nel marzo del 1922. A livello strategico non c'era dubbio che i comunisti respingevano la democrazia borghese, la quale in realtà non era altro che una dittatura della borghesia atta ad imporre i meccanismi necessari al funzionamento di una società basata sullo sfruttamento di una classe salariata ad opera di un'altra classe, che acquistava la forza-lavoro in quanto merce.

La discussione si spostava poi sul piano della tattica. 11 proletariato doveva o no appoggiare le parole d'ordine democratiche come mezzo per arrivare uno all'insurrezione che avrebbe instaurato la dittatura del proletariato. Secondo la Frazione le parole d'ordine democratiche deviavano il proletariato dal suo cammino verso la rivoluzione e, in periodi di crisi rivoluzionaria. davano una boccata d'ossigeno alla borghesia.

Il caso della proclamazione della Repubblica in Spagna, il 14 aprile 193l, era, sotto questo aspetto, esemplare. La Frazione criticava l'applicazione dell'aggettivo «rivoluzionario» agli avvenimenti che avevano portato alla proclamazione della Repubblica spagnola, aggettivo che veniva invece utilizzato, tra gli altri, da Trotskij e Joaquim Maurin.

Tanto la Frazione bordighista quanto l'OSI trotskista erano concordi nell'affermare che la rivoluzione borghese aveva già avuto luogo in Spagna.

La questione fondamentale che preoccupava la Frazione, in relazione al caso spagnolo, era che la difesa della democrazia univa il proletariato al settore liberale della borghesia e legava la classe operaia al programma ed alle rivendicazioni democratiche e nazionaliste della borghesia più radicale. E ciò presupponeva una deviazione del proletariato dal programma comunista.

Secondo l'OSI, al contrario, le rivendicazioni democratiche dovevano essere sviluppate ed approfondite unitamente alle rivendicazioni classiste, fino a travalicare i limiti borghesi. La posizione difesa dalla Frazione veniva definita come una difesa dogmatica, astratta e sterile dei principi.

Secondo la Frazione il dilemma storico che si poneva non atteneva alla collaborazione con la borghesia democratica, bensì all'antagonismo di classe tra borghesia e proletariato: la dittatura proletaria e la rivoluzione socialista erano all'ordine del giorno. L'approfondirsi della democrazia portava alla sconfitta.

Questa analisi permise ai bordighisti di considerare le oscillazioni successive e sempre più radicali del potere statale spagnolo come vari tentativi di deviare la lotta di classe, sia che si trattasse dell'opzione monarchia o repubblica nel 1930-31, dell'opzione sinistra o destra tra il 1931 e il 1936, oppure dell'opzione fascismo o antifascismo dal 1936 al 1939. Secondo la Frazione, tra la caduta di Primo de Rivera (e di Berenguer) e la proclamazione della Repubblica non vi fu rottura, ma continuità. Quelle diverse opzioni politiche - monarchia/repubblica, sinistra/destra, fascismo/antifascismo - avevano la stessa funzione essenziale, cioè quella di incanalare e domare il movimento operaio, di infrangerne l'autonomia e l'organizzazione, e soprattutto di confonderlo ideologicamente per poter infine sconfiggerlo e massacrarlo.

Queste false opzioni esigettero sempre (nel 1933, nel 1934 e nel 1936) lo stesso sacrificio dal proletariato: cessazione degli scioperi, tregua nelle rivendicazioni sociali e salariali. alleanza o union sacrée con la frazione democratica della borghesia allo scopo di scontrarsi con la sua frazione reazionaria, rinuncia all'autonomia ed all'auto-organizzazione di classe, sottomissione alle esigenze «tattiche» della democrazia, della libertà e/o della repubblica.

Durante la Seconda Repubblica l'opzione sinistra/destra, in situazioni ogni volta più difficili e radicali per la borghesia non riuscì ad incanalare la maggioranza del proletariato spagnolo nell'alveo riformista. Tuttavia non emerse neppure un antagonismo tra il proletariato c lo stato che permettesse la maturazione di un'autentica alternativa rivoluzionaria. Di qui l'apogeo dell'ambiguo sindacalismo «rivoluzionario. della Confederaciòn Nacional del Trabajo (CNT), con la sua oscillazione permanente tra il riformismo dei trentistas e la «ginnastica- insurrezionale dei membri della Federaciòn Anarchista Iberica (FAI).

5 Queste differenze sono state affrontate da Silverio Corvisieri, Trotskij e il comunismo italiano, Samonà e Savelli, Roma 1969, pp. 13-49 e possim, da Agustin Guillamén Iborra, «Rapporti e corrispondenza tra Andrés Nin ed Ersino Ambrogi I 930-193111, in Laboratorio Storico. Ricerche e critica. Il. l, Graphos Editrice, Genova, maggio-agosto 1992, pp. 53-55; c da Miche! Roger, op. cit., pp. 152-226.

6 «Résolution de la Fraction sur Ies mots d'ordre democratiques». in Bulletin Internationel de l'Opposition, n. 5, marzo 1911, pp. 7-9.

7 Prometeo era l'organo in lingua italiana dei bordighisti italiani rifugiati in Francia c in Belgio. Venne pubblicato (l Bruxelles, con periodicità bimestrale, dal 1928 al 1938.

8 Le «Tesi sulla tattica del PCd’I; note come Tesi di Roma, redatte da Bordiga e da Umberto Terracini. furono approvale dal Il Congresso del PCd’I, svoltosi a Roma nel marzo del 1922. Queste tesi, che trattano le questioni tattiche del partito, rappresentavano uno dei testi programmatici della Sinistra del PCd’I. In esse venivano respinte, in forma inequivocabile e senza ambiguità di alcun tipo, la via parlamentare e la democrazia borghese. Se ne veda il testo in La difesa della continuità del programma comunista, Edizioni «Il Programma Comunista», Milano 1970, pp. 37-52.

9 Riprodotta sotto il titolo «L'importance des mots d'ordre démocratiques» (9 giugno 1931) in Léon Trotskij, La révolution espagnole (I (1930-1940), a cura di Piene Broué, Les Editions dc Minuit, Paris 1975. pp. 136-137

10. Bulletin d’information de la Fraction de la Gauche Italienne, n.4, gennaio 1932

  1. LE ANALISI DI PROMETEO E DI BILAN SULLA SECONDA REPUBBLICA

 

Dopo la rottura con i trotskisti, la preoccupazione dei bordighisti ruotò attorno alla necessità di pubblicare una rivista in lingua francese che permettesse di far conoscere le loro analisi e c di portare avanti il dibattito con altre correnti e gruppi proletari. Ecco perché nel settembre del 1932 essi cominciarono a pubblicare un bollettino in francese che, a partire dal novembre 1933, si trasformò in rivista teorica mensile edita a Parigi. Il suo titolo, Bilan, sottolineava la necessità, imperiosa per il movimento operaio internazionale, di tirare il bilancio delle recenti esperienze storiche. Al di sopra della sua testata comparivano tre nomi e tre date emblematiche - Lenin 1917, Noske 1919, Hitler 1933 - che mettevano in risalto il passaggio da una fase storica di carattere rivoluzionario ad un'altra completamente controrivoluzionaria.

A Bruxelles continuava ad essere pubblicato Prometeo, in lingua italiana, come organo bimestrale della Frazione. La differenza principale tra le due testate risiedeva nel carattere teorico di Bilan, che veniva considerato come uno strumento per far conoscere le proprie posizioni politiche nell'ambiente proletario francese e belga, ed anche come il luogo adatto per pubblicare i dibattiti con altri gruppi. Prometeo era più che altro un bollettino interno della Frazione, nonché l'organo di propaganda mirante ad influenzare l'emigrazione italiana in Francia e in Belgio. Alcuni articoli comparvero in entrambe le testate.

Per questa ragione è chiaro che le notizie o le analisi sull'Italia venivano riportate su Prometeo.

E, dì conseguenza, le analisi sulla Spagna apparivano solitamente su Bilan. la questione spagnola era un argomento di polemica con altri gruppi francesi o belgi. Gli articoli sulla Spagna erano molto ben documentati e vennero pubblicati in concomitanza con avvenimenti di risonanza mondiale.

Dal primo numero di Bilan allo scoppio della guerra civile spagnola, nel luglio del 1936, gli articoli sulla Spagna furono i seguenti:

- Bilan, n. 2, dicembre 1933: «Massacro di lavoratori in Spagna»;11

- Bilan, n. 12, Ottobre 1934: «L'annientamento del proletariato spagnolo»; 12

- Bilan, n. 13, novembre-dicembre 1934: una postilla senza titolo né firma sulla repressione che fece seguito all'insurrezione delle Asturie in Ottobre;

- Bilan, n. 14, dicembre 1934-gennaio 1935: «Quando manca un partito di classe. A proposito degli avvenimenti spagnoli», di «Gatto Mammone» [pseudonimo di Virgilio Verdaro]; 13

- Bilan, n. 28, febbraio-marzo 1936: (Il "Fronte Popolare" trionfa in Spagna», di «Gatto Mammone»14

L'attenzione prestata alla situazione spagnola dalla proclamazione della Repubblica al luglio del 1936 fu dunque estremamente sporadica. Essa si limitò al sollevamento anarchico del dicembre 1933, all'insurrezione rivoluzionaria dell’ottobre 1934 ed alle elezioni del febbraio 1936 vinte dal Fronte Popolare. Tuttavia le tesi di Bilan sono tanto interessanti quanto radicali e coerenti. Esse possono essere sintetizzate come segue:

1. Fu l'assenza di un partito di classe a determinare il fallimento delle insurrezioni rivoluzionarie del dicembre 1933 e dell’ottobre 1934. Questa assenza di un partito in classe era dovuta all'arretratezza politica del proletariato spagnolo. La lotta di classe in Spagna non aveva dato vita ad un partito rivoluzionario. Questo non voleva dire che Bilan sosteneva che mancasse un centro o una direzione rivoluzionaria, ma che il ritardo della lotta dì classe non aveva fatto emergere un vero partito rivoluzionario.

2. In Spagna i compiti della rivoluzione democratico-borghese erano già stati assolti. Tutte le analisi economiche, sociali e storiche di Bilan si basavano su questa premessa teorica. Esiste quindi un abisso rispetto ai teorici od ai partiti politici spagnoli, che nella loro analisi sostenevano il dogma di una rivoluzione borghese in atto in Spagna.

3. Le parole d’ordine democratiche, anche quelle di carattere transitorio, venivano denunciate in quanto parole d'ordine gradualistiche favorevoli agli interessi della borghesia. Le loro conseguenze politiche non potevano che essere quelle di creare un ostacolo per la maturazione rivoluzionaria del proletariato e di deviarlo dal suo terreno di classe.

Come abbiamo già visto nel paragrafo precedente, una delle ragioni che portarono alla delimitazione definitiva tra bordighisti e trotskisti fu proprio questa divergenza tattica a proposito della necessità di propugnare delle parole d'ordine democratiche, tanto nel caso spagnolo quanto in quello italiano. Per capire le posizioni politiche dei bordighisti è tuttavia necessario collegare il loro rifiuto delle parole d'ordine democratiche all'analisi del fascismo e dell'antifascismo.

4. L'essenza dell'antifascismo sta nel promuovere la lotta contro il fascismo rafforzando la democrazia. In altri termini, esso non appoggia la lotta contro il capitalismo, bensì unicamente contro la sua forma fascista. Non lotta per distruggere il capitalismo, né si batte per la rivoluzione proletaria, ma il suo obiettivo è quello di far cadere il fascismo allo scopo di restaurare la democrazia borghese.

L'antifascismo conduce il proletariato a battersi a favore dell'opzione borghese ed esclude l'alternativa rappresentata dalla rivoluzione proletaria. E proprio in tale esclusione risiede la funzione controrivoluzionaria dell’antifascismo.

Questi quattro punti sono fondamentali per capire le posizioni che il gruppo Prometeo avrebbe adottato in relazione alla guerra civile spagnola.

11 «Massacro des travailleurs en Espagne», ora in «Bilan». Contre-révolution en Espagne 1936-1939, Union Générale d'Editions, Paris 1979, pp. 115-117.

12 «L'écrasement du prolétariat espagnol», ora ivi; pp. 1I9-123.

13 «Quand manquc un parti de classe A propos des événements d'Espagne», ora ivi, pp. 125-,15 Su Virgilio Verdaro si veda la nota 19.

14 «Le "Front Populaire" triomphe en Espagne», ora ivi. pp. 1.17-143.

4. VERSO LA SCISSIONE DELLA FRAZIONE A CAUSA DEL DIBATTTO SULLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA

All'inizio del sollevamento rivoluzionario del 19 luglio 1936 in Spagna, all'interno della Federazione di Parigi della Frazione cominciò già a manifestarsi una tendenza alla rottura. Fu approvata una mozione di Piero Corradi che valutava favorevolmente l'intervento nella lotta in appoggio alle forze del Fronte Popolare.15

Sabato l° agosto 1936 venne convocata, nell'abitazione di Ottorino Perrone a Bruxelles, una riunione della Frazione allo scopo di discutere degli avvenimenti spagnoli. La comunicazione redatta da un informatore della polizia fascista italiana, datata 6 agosto, commentava quella riunione nel modo seguente:

Direzione Generale della P[ubblica] S[icurezza]

Divisione Affari Generali e Riservati

Sezione Prima n ·441/032020

ALL ON. CASELLARIO POLITICO CENTRALE

ALL ON. SEZIONE TERZA

COPIA DI CONFIDENZIALE

Bruxelles, 6 agosto 1936

Sabato l" corrente, i trotzkisti si. sono riuniti in casa di Perrone Ottorino (12784). presente Consani. Sono intervenuti Russo (25124), Verdaro, Romanelli, Borzacchi, Consonni, Giovanni di Andrea e altri.

Discussione sugli avvenimenti sensazionali della Spagna c il modo migliore per venire in aiuto ai compagni impegnati in una lotta di vita e di morte contro il Fascismo

Si è comunicato un invito lanciato dai trotzkisti italiani residenti in Francia per arruolarsi in legioni rivoluzionarie che dovranno varcare i Pirenei.

Verdaro e Perrone si sono dichiarati contrari a questi arruolamenti. Russo, Romanelli, Borzacchi (21972), Atti (29235) c Consonni (18465) favorevoli.

Non mi si dice la ragione di questi atteggiamenti opposti.

Finora i soli Russo Enrico e Romanelli Duilio (19467) si sono arruolati e pare ormai debbano partire per la Spagna.

P[er] C[opia] C[onforme] – addì 30 luglio 1936. - XLV

Il Cape della Sezione Prima. 16

L'autore di questo documento, il quale era stato informato da qualcuno che aveva preso parte alla riunione, dimostra una scarsa preparazione politica a paragone degli estensori dei rapporti di polizia su Ottorino Perrone degli anni precedenti.17 L'incultura politica del fascismo trae ormai alimento dai propri agenti di polizia. Il nostro inesperto informatore confonde i trotskisti con i bordighisti italiani esuli in Belgio. Per tale motivo, quando parla dell'invito lanciato «dai trotzkisti italiani residenti in Francia», c'è da chiedersi se si tratti dell'appello avanzato dai trotskisti veri e propri oppure di quello dei bordighisti riunitisi a Parigi una settimana prima.

Risalta subito la ferrea opposizione di Perrone 18 c di Virgilio Verdaro19 alla partecipazione della Frazione alla guerra di Spagna, come pure la rapida decisione di partire alla volta della Spagna adottata da Enrico Russo20 e da Duino Romanelli. Gli avvenimenti spagnoli avevano provocato una radicale e veloce presa di posizione tra coloro che rifiutavano di partecipare alla guerra e quelli che partivano per combatterla. Ma l'autore del rapporto informativo ignorava le ragioni di questo scontro all'interno della Frazione.

Perché si era prodotto quel disaccordo? Rispondere a questa domanda è importante, se non vogliamo dar prova della stessa ignoranza manifestata dall'inefficace burocrate fascista che aveva redatto la nota informativa sulla riunione di Bruxelles. In realtà era in ballo una valutazione ben precisa del carattere della guerra che era incominciata in Spagna. Mentre la minoranza, che era già partita per combattere in Spagna, la definiva come una guerra rivoluzionaria contro il fascismo, secondo la maggioranza si trattava di una guerra imperialista in cui la frazione fascista della borghesia si scontrava con la frazione democratica e repubblicana di quella stessa borghesia. 21

Secondo la minoranza era certo che esistesse il pericolo che la rivoluzione spagnola venisse strangolata dalla trasformazione di quella guerra, definita come una guerra rivoluzionaria, in guerra imperialista. Per la maggioranza, al contrario, l'insurrezione rivoluzionaria iniziale del proletariato contro il sollevamento fascista nelle grandi città si era già trasformata in una guerra antifascista priva di contenuto rivoluzionario a partire dal momento in cui i proletari furono arruolati in un esercito, benché questo fosse formato da milizie, ed ebbero lasciato l'apparato statale nelle mani della borghesia repubblicana.

Questa è un'informazione che un burocrate efficiente e ben informato avrebbe potuto includere nel suo rapporto al Ministero degli Interni italiano.

Oggi, dalla prospettiva storica di cui beneficiamo grazie agli oltre cinquant'anni trascorsi da allora, possiamo conoscere in modo più approfondito le divergenze esistenti tra la maggioranza e la minoranza della Frazione e, quel che è ancor più interessante, dove portarono le scelte politiche dell'una e dell'altra.

È quanto cercheremo di fare nei prossimi tre capitoli, che parlano della Columna lnternacional Lenin in quanto concretizzazione dell'opzione pro-bellica della minoranza, delle posizioni della maggioranza esposte su Bilan e su Prometeo, e del dibattito tra maggioranza e minoranza, che portò alla scissione della Frazione.

15 Michel Roger, op. cit., pp. 286-287

16 Archivio Perrone, Dossier Italie: Documenti del Ministero degli Interni, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, riguardanti Ottorino Ferrone, 1914-1923. Testi fotocopiati, depositati presso la Bibliothèque de Documcntation Iuternationale Contcmporaine (BDIC) di Nanterre.

17 Cfr. Ibidem.

18 Ottorino Perrone fu il leader indiscusso della Frazione ed uno dei collaboratori abituali di Prometeo e di Bilan.

Era stato un militante di spicco del PCd’I, il responsabile dell'organizzazione della conferenza clandestina del PCd’I Il Como ne! maggio del 1924 ed uno dei redattori de l'Unità. Prese parte 01 V Congresso dell’IC. nel giugno-luglio l 924, c nel 1925 fu membro del Comitato d'Inteso della Sinistra, favorevole alla scissione del PCd’I Si distinse per i suoi interventi al LA Congresso del l:'Edl (Lione, gennaio 1926) in difesa della direzione bordighiana e delle posizioni politiche della Sinistra. Nel 192fi riuscì a sfuggire alla repressione fascista e, dopo essersi rifugiato in F rancia, partecipò alla formazione della Frazione. Espulso dalla Francia a causa della suo attività politica, a partire d,11 1927 si stabilì II Bruxelles. Non poté partecipare al Congresso di fondazione della Frazione, svoltosi a Pantin nell'aprile del 1928. Fu il vero animatore della vita organizzativa e teorica della Frazione.

Anne Morelli ci fornisce interessanti informazioni sul conto di Perrone e degli altri rifugiati politici bordighisti residenti in Belgio. Cfr. Anne Morelli. Fascismo e antifascismo nell'emigrazione italiana in Belgio (1922-/940); Bonucci Editore, Roma 1987, pp.111-116), e, della stessa autrice, «Le bordiguisme en exil autour d'Ottorino Perrone», in Colloquie sur l'Internationale Communiste. Centenaire Jules-Humben Droz, La Chaux-dc-Fondx 1992, pp. 2-277.

19 Virgilio Verdaro militò nell'ala sinistra del PSl e nel 1920 fu membro del Comitato Esecutivo della Frazione Astensionista. che lavorò per la scissione delle file. socialiste e per la fondazione del PCd’I. Professore di storia a Firenze, fu costretto ad abbandonare l'Italia perché perseguitato dai fascisti. Rifugiatosi il Mosca, formò con Ersino Ambrogi ed Arnaldo Silva il nucleo moscovita della Sinistra del PCd’I. Perseguitato per tale motivo, non poté abbandonare Mosca prima del 1931. Stabilitosi a Bruxelles, fu l’unico membro retribuito della F razione, in qualità di segretario del suo Comitato Esecutivo. Fu uno dei principali redattori di Prometeo e di Bilan, sotto lo pseudonimo di «Gatto Mammone».

20 Enrico Russo, detto «Candiani», rifugiato politico sin dal 1926, si stabilì a Bruxelles. Membro del Comitato Centrale della Frazione, divenne poi il principale dirigente della minoranza, fautrice della partecipazione alla lotta armata in Spagna, Con il grado di capitano, da egli precedentemente ricoperto nell'esercito italiano, fu l'organizzatore della Colurnna Internacional Lenin del POUM ed il consigliere militare di José Rovira Canals e di Jordi Arquer Salto, dirigenti delta Columna Lenin CI Maurin del POUM. Espulso dalla Frazione insieme a tutti gli altri membri della minoranza, dopo lo scioglimento della Columna Internacional Lenin. che rifiutava la militarizzazione delle milizie, rientrò in Francia, dove aderì all'Union Communiste.

21 Si veda l'articolo "«guerre civile ou guerre imperialiste.'), in Bilan n.38 dicembre 1936-gennaioo 1937; ora in <Bilan». Contre-révolution en Espagne 1936 -1939, cit., pp. 254-267.

  1. 5.LA MINORANZA E LA COLUMNA lNTERNACIONAL LENIN DEL P.O.U.M.

 

Dopo la riunione svoltasi a Bruxelles il 1° agosto 1936, Enrico Russo si recò in Spagna. A Barcellona egli entrò in contatto con il Partido Obrero de Unificaciòn Marxista (POUM) attraverso Nicola Di Bartolomeo, detto «Fosco»,22 e raccolse un gruppo di una cinquantina di uomini comprendente circa venti trotskisti del gruppo di Marsiglia del Parti Ouvrier Intemationaliste (POM) una trentina di bordighisti italiani residenti in Francia e in Belgio, più alcuni altri francesi e belgi.23

Enrico Russo, un membro del Comitato Esecutivo della Frazione che era stato capitano dell'esercito italiano durante la prima guerra mondiale, assunse il comando della già citata Columna Internacional Lenin24 del POUM, che combatté sul fronte di Huesca, integrata nella Columna Lenin del POUM.

Nonostante la grandiloquenza della denominazione di «colonna», e dal momento che non contava più di una cinquantina di uomini, da un punto di vista militare sarebbe più corretto chiamarla «gruppo» internazionale della Columna Lenin del POUM. Tuttavia tanto su La Batalla quanto su Bilan si parlò sempre (ad eccezione di una volta, il che ci permette di chiarire meglio la cosa) di «colonna» internazionale Lenin del POUM, e per questa ragione continueremo a far uso di tale termine, fermo restando il fatto che essa era formata soltanto da una cinquantina di militanti rivoluzionari, in maggioranza rifugiati politici italiani.

La Columna Internacional Lenin prese parte all'assalto contro il manicomio situato nei dintorni di Huesca. Enrico Russo raggruppò i volontari e formò la colonna nel Cuartel Lenin di Barcellona, una caserma di cavalleria situata nella Calle de Tarragona. Esiste una fotografia della Columna Internacional Lenin, scattata sotto le inconfondibili arcate del cortile della caserma, nella quale si può riconoscere l'italiano Renato Pace, detto «Romolo».25

L'organo del POUM, La Batalla del 25 del 30 agosto, diede notizia della partenza della Columna lnternacional Lenin alla volta del fronte, in quello stesso giorno. Su Bilan n. 36, dell'Ottobre-novembre 1936 apparve una mozione datata 23 agosto, recante la precisazione: «prima di partire per il fronte».

Il già citato articolo apparso nel numero 25 de La Batalla è l'unico testo che operi una chiara distinzione tra il gruppo internazionale integrato nella colonna dei POUM e la colonna vera e propria, composta da circa mille uomini:

( ... ) in perfetta formazione e preceduto dalla propria bandiera, ii «Grupo Internacional Lenin», formato da compagni stranieri venuti a lottare al nostro fianco contro il fascismo. Tale gruppo è comandato dal capitano Russo.

Questo ci permette di affermare che la Columna Internacional Lenin (la quale non era che un gruppo) fu la prima organizzazione militare costituita da volontari stranieri a combattere nella guerra di Spagna, molto tempo prima della formazione delle Brigate Internazionali promosse da Mosca.26 In quella fase iniziale Stalin era di fatto fautore della neutralità sovietica. Le prime Brigate Internazionali cominciarono ad arrivare soltanto agli inizi di novembre del 1936.

La migliore descrizione della Columna Internacional Lenin ci viene fornita su La Batalla n. 39 del 16 settembre 1936:

Tra le forze del POUM che si trovano nei quartieri più periferici di Huesca figura, In prima linea, la Columna Internacional «Lenin» ( ... ). Questa colonna è formata da 50 compagni di diverse nazionalità, tra cui 21 italiani; 17 francesi, 7 dei quali sono algerini; 3 belgi; un portoghese, uno svizzero, 2 tedeschi; un cèco; un rumeno e 2 spagnoli. ( ... ) Il capo della colonna è un ingegnere industriale italiano, il capitano Russo, che ricopri tale grado presso lo stato maggiore italiano durante la grande guerra e che, perseguitato dal fascismo, si era rifugiato a Bruxelles.

Pur essendo giovane, Russo è un vecchio militante del comunismo internazionale. Segretario generale della «Carnera del Lavoro» di Napoli, è stato uno dei principali membri dell'opposizione comunista italiana ed è un vecchio amico di Juan Andrade, di Gorki e di Nin. Ha l'attitudine a svolgere l'incarico affidatogli, e tutta la colonna internazionale viene identificata con la sua persona.

Il tenente della colonna è Jean [-Claude] Lafargue, giornalista parigino (. .. ) compagno comunista de L 'Oeuvre.

Tutti e cinquanta i compagni che compongono la Colurnna «Lenin» si trovavano all'estero al momento dell'avvio del movimento fascista di luglio. Esponendosi a mille pericoli giunsero nel nostro paese e da Barcellona, dove si organizzarono sotto la direzione di Russo e il controllo del POUM, seguirono il seguente itinerario: Barbastro, Sanfiena, Alcalà del Obispo e Bellestar, e si trovano oggi acquartierati nelle case cantoniere sulla strada che va da Huesca a Harbastro, dove strappano il terreno al nemico palmo dopo palmo.

Man mano che combattono, essi mettono a segno azioni brillanti come la conquista del Molino de Mina e delle Casetas, ( ... ) la presa del Manicomio, l'entrata in collegamento con le ione del «Negus del Norte», la conquista del Molino de Aceite e di Licena,

L'articolo si conclude con una stupida battuta e con la menzione del nome di vari membri della colonna: Piquer, Placido, Mangreride, Martini, «un compagno italiano che è stato segretario della gioventù massimalista italiana», e Calero,

L'articolista, Albert Just, era un giornalista liberale di Lérida che redigeva note militari per La Batalla. Just era nipote di un ministro del governo di Madrid e, ad un modo di scrivere tutto particolare e pieno di virgole, agli errori ortografici, alle battute di pessimo gusto e ad ancor peggiori deliri poetici (che noi abbiamo evitato ricorrendo ai puntini di sospensione), univa un portamento ed un carattere pittoreschi e romantici che lo portavano a minacciare con improperi le truppe fasciste, armato soltanto di un bastone, allo scoperto al di sopra delle trincee.27 1 suoi articoli sono pieni di imprecisioni o di brani irrilevanti, ma rappresentano in molti casi l'unica informazione militare disponibile a proposito delle colonne del POUM28

Su La Batalla n. 46 del 24 settembre 1936 apparve una nota a proposito della Columna Internacional Lenin:

Informazioni dal fronte a proposito della Columna Internacional «Lenin»: durante l'attacco del giorno 15 la Columna Internacional «Lenin ha respinto l'assalto dei fascisti battendosi in modo eroico. L'azione incominciò con un violento fuoco d'artiglieria da parte dei ribelli, completato da un bombardamento dell'aviazione faziosa, e dopo questa preparazione i fascisti diedero inizio all'attacco; allora i nostri, eseguendo gli ordini precisi del comandante, il compagno Russo, avviarono le loro operazioni mettendo in rotta il nemico, che lasciò alcuni morti sul terreno.

Da parte nostra dovemmo lamentare alcune perdite: tre morti - Joseph San Jos, di 17 almi, Roger Laurens di 21 anni e Daniel 'l'rubo Quindos di 29. tutti e tre di Le Havre ed iscritti alla gioventù comunista (stalinista) - e dei feriti -il tenente Jean-Claude Lafargue, Gildo Belfiore ed un altro il cui nome non è ancora pervenuto a questo Comitato.

La Columna Internacional Lenin e/o il capitano Russo sono menzionati in vari articoli firmati da Albert Just, pubblicati su La Batalla nelle seguenti date: 25 settembre, 2 e 7 Ottobre 1936. In quest'ultimo numero viene citata la licenza di otto giorni concessa alla Columna lnternacional Lenin, che avrebbe dovuto ritornare al fronte il l0 Ottobre.

Né la colonna né il capitano Russo tornarono ad essere citati su La Batalla. La Columna lnternacional Lenin decise di sciogliersi allorché venne proclamata la militarizzazione delle milizie. Secondo la minoranza della Frazione, la militarizzazione presupponeva che il passaggio da una guerra rivoluzionaria ad una guerra imperialista tra due borghesie fosse già stato compiuto: il proletariato rivoluzionano era uscito di scena.

Su Bilan n. 37 del novembre-dicembre 1936 apparve una dichiarazione della minoranza della Frazione, pubblicata in francese, nella quale venivano spiegati i motivi dello scioglimento della Columna Internacional Lenin:

DICHIARAZIONE

Un gruppo di compagni della minoranza della Frazione italiana della Sinistra comunista, disapprovando l'atteggiamento ufficialmente adottato dalla Frazione rispetto alla rivoluzione spagnola, recise bruscamente tutti i legami disciplinari e formali con l'organizzazione e si mise al servizio della rivoluzione, arrivando a far parte delle milizie operaie e a marciare verso il fronte per combattere.

Oggi si presenta una nuova situazione, piena di incognite e di pericoli per la classe operaia. lo scioglimento del Comité Central de Milicias Antifascistas, organismo sorto dalla rivoluzione e garanzia del carattere classisti delle milizie, e la riorganizzazione di queste ultime in un esercito regolare che dipende dal Ministero della Difesa e che distrugge il principio della milizia operaia volontaria.

Le esigenze del momento storico attuale impongono agli elementi d'avanguardia del proletariato la vigilanza estrema per impedire che la massa inquadrata nel nuovo organismo militare possa trasformarsi in uno strumento della borghesia, che verrà un giorno o l'altro utilizzato contro gli stessi interessi della classe lavoratrice. Questo lavoro di vigilanza potrebbe essere molto più efficace se le organizzazioni di classe prendessero coscienza dei loro interessi ed orientassero la propria azione politica in una direzione esclusivamente classista.

Il lavoro politico all'interno di tali organizzazioni riveste un'importanza primordiale, non meno interessante di quella dei compiti militari al fronte.

I nostri compagni, pur continuando a far proprio il principio della necessita della lotta armata al fronte, non hanno accettato di essere inquadrati in un esercito regolare che non è espressione: del potere del proletariato, ed al cui interno sarebbe impossibile sviluppare una funzione politica diretta. Tuttavia oggi tali compagni possono offrire un contributo assai efficiente alla causa del proletariato spagnolo mediante il lavoro politico e sociale indispensabile per mantenere c rafforzare l'efficacia ideologica rivoluzionaria delle organizzazioni operaie, le quali dovrebbero riconquistare sul terreno politico e sociale la loro [precedente] influenza rispetto alla questione della direzione militare, attenuata dagli attuali condizionamenti.

Questi stessi compagni, pur abbandonando il loro posto di miliziani della Columna Internacional Lenin, restano sempre mobilitati a disposizione del proletariato rivoluzionario spagnolo ~ decidono di continuare a consacrare ad altri settori la loro attività e la loro esperienza fino al trionfò definitivo del proletariato sul capitalismo in tutte le sue forme di dominio.

Barcellona, 22 Ottobre 1936.

Quando analizzeremo il dibattito tra la maggioranza e la minoranza della Frazione avremo modo di affrontare le divergenze che le separavano. Per il momento ci interessa soltanto constatare le motivazioni avanzate dalla minoranza per lo scioglimento della Columna lnternacional Lenin del POUM. Scioglimento che non comportò l'abbandono immediato della Spagna da parte di tutti i suoi combattenti, bensì un lento ritorno in Francia, dove alcuni di loro aderirono all'Union Communiste (UC) 29 che sosteneva delle tesi simili a quelle della minoranza. Verso il marzo del 1937 rientrò in Francia l'ultimo militante della Frazione che era rimasto in Spagna30

Nell'editoriale de La Batalla del 22 Ottobre, quando la militarizzazione era già cosa nota e la Columna Internacional Lenin era stata sciolta, apparve una riflessione direttamente collegata alle tesi della minoranza della Frazione. In tale editoriale si affermava che:

[La militarizzazione] ha risvegliato i timori dei militanti rivoluzionari che sin dal primo momento, si sono battuti con grande eroismo contro il fascismo in armi.

I militanti rivoluzionari non possono accettare di venire trasformati da un giorno all'altro in semplici soldati e di essere sottoposti ad una disciplina militare che non ha nulla a che vedere con la disciplina rivoluzionaria delle organizzazioni alle quali corrispondono i loro ideali politici. ln quanto operai rivoluzionari, essi vogliono sapere quale debba essere la loro situazione nel momento in cui questa mobilitazione e venga decretata e la posizione che, in quanto militanti rivoluzionari, occuperanno nell'ambito del nuovo ordinamento militare, la loro posizione è del tutto corretta.

Se ci trovassimo di fronte ad una guerra imperialista, o semplicemente ad una guerra civile tra due trazioni della borghesia, (. .. ) [ed è] questa, in un certo qual modo, la situazione concreta che esiste a Madrid. ( ... ) in Catalogna accade forse la stessa cosa? Nient'affatto.

La riflessione del POOM in merito allo scioglimento della Columna lnternacional Lenin, la quale non viene mai citata, è non soltanto povera e confusa, ma anche contraddittoria, analogamente all'attività stessa del POUM, che lancia parole d'ordine a proposito del dualismo di poteri e della dittatura del proletariato mentre rafforza il governo della Generalitat di Catalogna mediante la partecipazione di Andrés Nin al portafoglio ministeriale della Giustizia o favorisce il ripristino dell’autorità del governo catalano a Lérida, governata dal Comitato Locale del POUM.

Durante la loro breve traiettoria militare nella guerra di Spagna, e nonostante i rilevanti interventi compiuti nelle varie operazioni belliche sopra ricordate, i bordighisti non perdettero neppure un militante. L'unico decesso tra i bordighisti fu quello di Mario Di Leone, detto «Topo», a Barcellona, a causa di. un attacco cardiaco.

Su La Batalla n. 87 dell’11novembre 1936 apparve un lungo necrologio di Mario Di Leone,31 redatto e firmato dal gruppo di Barcellona della frazione, che merita di essere riprodotto integramente non soltanto per i dati biografici che apporta, analoghi a quelli degli altri militanti bordighisti arruolati nella Columna lnternacional Lenin dei POUM, ma anche perché rappresentava un vero e proprio biglietto da visita ed un manifesto delle idee difese dalla minoranza della Frazione:

Il compagno Mario Di Leone ha cessato di vivere. La rivoluzione proletaria ha perduto uno dei suoi migliori militanti.

Aveva 47 anni ed aveva consacralo due terzi della propria vita alla lotta proletaria rivoluzionaria.

Era entrato giovanissimo nel partito socialista e si era sempre distinto per la sua attività e per il suo spirito di sacrificio.

All'interno del movimento politico e sindacale occupò sempre dei posti di responsabilità, collocandosi in prima linea nei momenti più difficili-

Nel 1921 [in realtà: 1918] prese parte alla formazione della Frazione Astensionista, che rappresentò una reazione sana del proletariato rivoluzionario di fronte al marasma collaborazionista e controrivoluzionario del partito socialista e che costituì il nucleo del futuro partito comunista.

Durante la (prima] guerra mondiale si ribellò contro la formula opportunista ed equivoca del partito socialista italiano: «Né aderire, né sabotare», e lottò instancabilmente per la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile, di classe. Nel 1921, al momento della scissione di Livorno, fu uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia, ricoprendo incarichi di responsabilità nel burrascoso periodo della guerra civile. Lo scatenamento della reazione fascista lo costrinse a rifugiarsi all'estero. Risiedette in Germania e, successivamente, in Russia, dove fu segretario dei gruppi di lingua italiana [del PCd’I]. Sempre coerente con i principi del comunismo internazionale, si batté contro la degenerazione burocratica staliniana, contro la teoria del socialismo in un paese solo, contro la liquidazione della Rivoluzione d’Ottobre.

Nel 1929 l'ondata repressivo scatenata dal centrismo trionfante lo obbligò a riparare in Svizzera, da dove venne espulso, e [in seguito] in Francia, a Marsiglia.

Aderì alla Frazione [italiana) della Sinistra comunista, che si era scissa dal partito comunista, sin dal suo congresso costitutivo svoltosi a Pantin nel 1924 [in realtà: 1928], sulla base delle "Tesi di Roma», che rappresentavano il patrimonio e la continuità del movimento comunista rivoluzionario del proletariato di fronte alla degenerazione controrivoluzionaria del centrismo. 32

Fedele ai principi Internazionalisti, agli inizi del movimento rivoluzionario in luglio accorse immediatamente in Spagna per prestare il suo aiuto fisico e ideologico. Per tutta la vita si è battuto per l'emancipazione del proletariato, ed ha esalato il suo ultimo respiro nel paese scosso dalle convulsioni della rivoluzione sociale, dove si ode lo scricchiolio dell'impalcatura capitalistica che cade a pezzi ec dove il proletariato combatte armi alla mano per la propria emancipazione, che sarà certa e definitiva a condizione che nel fuoco della lotta possa formarsi un autentico partito di classe scevro da qualsiasi carattere di compromesso e di collaborazione.

Il compagno Di Leone non è più, ma la sua opera di militante rivoluzionario vive e ci serve da stimolo per intensificare la nostra attività fino al trionfo della rivoluzione mondiale.

Il gruppo di Barcellona della Frazione della Sinistra Comunista Italiana.

L'aspetto più interessante di questo necrologio di Mario Di Leone sta forse nel penultimo paragrafo, che ci permette di estrapolare una serie di posizioni politiche e ideologiche proprie della minoranza della Frazione e chiaramente contrapposte alle tesi sostenute dalla maggioranza, e cioè:

l. In Spagna è in atto una rivoluzione sociale.

2. Il proletariato sta lottando armi alla mano,

3. Dalla lotta (non è chiaro se si tratti della lotta sui fronti di guerra o della lotta rivoluzionaria) sorgerà un vero partito di classe che romperà con il collaborazionismo statale allora imperante.

22 Nicola Di Bartolomeo fil l'unico militante della Frazione che, nel corso della polemica che portò alla rottura tra bordighisti e trotskisti, abbandonò la Frazione stessa per passare nelle file dell'OSI. Egli era quindi un ex compagno dei militanti de Ila minoranza che, guidati da Enrico Russo, si recarono in Spagna per arruolarsi nelle milizie. «Fosco» risiedeva a Barcellona da vari mesi prima dell'inizio della guerra civile. Il POUM e la CNT avevano organizzato una campagna mirante ad ottenerne la liberazione, dal. momento che egli era stato arrestato ed imprigionato nella capitale catalana per mancanza di documenti. «Fosco» prese parte, con un piccolo nucleo di trotskisti italiani tra cui figurava Lionello Guido, alle giornate rivoluzionarie del 19 luglio 1936. Dopo di allora diventò una specie di organizzatore ufficioso dei militanti stranieri che volevano arruolarsi nelle milizie del POUM. Svolse una grande attività in quanto elemento di collegamento tra il POUM ed il movimento per la Quarta Internazionale, ma i suoi disaccordi con Jean Rous ed il suo avvicinamento al gruppo capeggiato da Raymond Molmier indussero la Secciòn Bolchevique-Leninista di Spagna a decretarne l'espulsione. espulsione che venne confermata nel gennaio del 1937.

A partire da allora, («Fosco» diresse un piccolo gruppo troskista «dissidente», il Grupo (o Célula) «Le Soviet», che pubblicò a Barcellona almeno dieci numeri - fino al giugno 1937 - di un bollettino dattiloscritto in lingua francese recante, appunto, il titolo di Le Soviet. Tale gruppo, formato da mezza dozzina di militanti, adottò le stesse posizioni politiche eterodosse del Parti Communiste Internationaliste francese di R. Molinier e Pierre Frank, che pubblicava a Parigi La Commune Si veda in proposito Paolo Casciola, «40 anni fu moriva un rivoluzionario: Nicola Di Bartolomeo (1901-1946)» in Il Comunista, Il. 20-22 (Nuova serie), febbraio 1986, pp. 68-71, c le note preparate dallo stesso Casciola per Manuel Fernandez Grandizo «(G. Munis) -. Jaime Fernandez Rodríguez, Rectificationes a. Rectificatifs aux «Cahiers Léon Trotskij» N° 3, in Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso. Serie: «Studi e ricerche», n. 26, febbraio 1993, soprattutto alle pp. 8/9- 10/11.

23. Su La Commune, n.129, 28 maggio 1938, apparve un articolo intitolato «Une lcon bordiguiste sur Ics événroments de l'Espagne», non firmato ma senza dubbio attribuibile li Nicola Di Bartolomeo, detto «Fosco», nel quale si affermava che i bordighisti presenti come miliziani nella Columna Internacional Lenin del POUM erano da 25 a 30, Frank Mintz e Miguel Pecina, nel loro lavoro su Los Amigos de Durruti, los trotsquistas y los sucesos de mayo , Campo Abierto Ediciones, Madrid 1978, p. 40, forniscono la cifra di 20 miliziani bolscevico-leninisti (cioè trotskisti) nella Columna Internacional Lenin dei POUM. In una nota informativa sulla politica dei trotskisti nella rivoluzione spugnola, Jean Rous dà la cifra di 20 miliziani bolscevico-leninisti (di. Léon Trotskij, La révolution espagnole [1930-1940], cit., p. 622). Dal momento che la Columna Internacional Lenin era formata da una cinquantina di miliziani, possiamo concludere che tutte le cifre sono approssimativamente corrette.

24 Secondo la testimonianza di Virginia Gervasini - raccolta da Paolo Casciola Il Varese 1'11 marzo 1993 .- nella Columna Internacional Lenin del POUM figuravano tra gli altri il bordighista napoletano Berardino Fienga, medico e nipote di Carlo Pisacane; il trotskista italiano che si nascondeva 501t\) lo pseudonimo «Milano» (cfr. la nota 26): Bruno Sereni, antifascista di tendenza non meglio specificata originario di Barga (Lucca), che prima della formazione della Colurnna Internacional Lenin era stato ferito a Sietamo, sul {Tonte d'Aragona, il l" agosto 1936: il falegname Pietro Fancelli, nato il 5 maggio 1907 a Cina di Castello (Perugia), che era forse membro del PSl massimalista (cfr. ID nostra traduzione inglese di due sue lettere dell'agosto 1936 in A.A.VV., The Spanish Civil War, The View from the Left, in Revotutionary History, a. IV, n. 1-2. inverno 1991-92, pp. 265-267): e «Martini» (cfr. la nota 26) che potrebbe essere lo pseudonimo del massimalista italiano Giuseppe Bogoni, (N.d.r.)

25 La foto riprodotta in copertina e nelle pagine del presente quaderno. Essa era stata originariamente pubblicata nell’organo molinierista francese La Commune, ed è stata successivamente inserita nella già citata tesi di Michel Roger.

26 Per un'informazione complementare, che esprime il punto di vista trotskista, riguardante gli «internazionali» che combatterono nella Columna Internacional Lenin del POUM, si vedano Pelai Pagés, «Le mouvcmcnt Trotskijste pendant la guerre civile d'Espagne», in Cahiers Léon Trotskij, n. 10, giugno 19R2, pp. 47-65, e Domenico Sedran (alias «Adolfo Carlini»), «Memorie di un proletario rivoluzionario», a cura di Antonio Moscato, in Critica Comunista, n, 8-9, luglio-ottobre 1980, pp. 133-183.

Su La Batalla, n. 14, 18 agosto 1936, vene pubblicata una lettera intitolata «Los Bolchevique leninistas, camino de Zaragoza, se dirigen a su partido», firmata dai seguenti militanti del POl francese: «Pino Robert, Milano, Serivat, Minco, Lionello, Guido» (i due ultimi nomi si riferiscono in realtà ad un'unica persona, e cioè al già menzionato Lionello Guido). [Secondo la testimonianza di Virginia Gervasini sopra citata, «Pino» sarebbe stato lo pseudonimo del trotskista milanese Giuseppe Guarneri, mentre il nome di «Robert» stava ad indicare Robert de Fauconnet, il militante del l'arti OU~TÌ\'.;r lntemationaliste francese che trovò la morte sul fronte di Huesca agli inizi di settembre dei 1 '336. Il troskista «Milano» avrebbe in seguito combattuto nella Columna Internacional Lenin del POUM (N.d.t). ln quella lettera, datala 4 agosto, si parlava dell'intervento dei trotskisti nel sollevamento del 19 luglio e della 10m partecipazione, «dieci giorni prima», alla creazione della Primera Columna del P01.iM comandata da Manuel Grossi. In realtà la Primcra Columna dc! POUM: non intervenne a Saragozza, bensì sul fronte di Huesca, e in seguito adottò il nome di Lenin prima di essere: ribattezzata con quello di Maurìn allorché si diffuse la notizia (falsa) della morte di. quest'ultimo.

Cosi, dunque, sin dall'inizio vi furono degli internazionalisti che si batterono nelle file del POUM. Ma il primo gruppo o corpo militare di volontari stranieri organizzato in quanto tale fu la Columna Internacional Lenin del POUM comandata dal bordighista Enrico Russo, La contusione nasce quando si parla di altri gruppi di internazionalisti combattenti nella Columna Lenin del POUM nello stesso settore del fronte di Huesca, come ad esempio quello in cui figurava Robert dc Fauconnet.

I volontari stranieri nel POUM appartenevano a tutte le nazionalità, ed anche li tutte le tendenze politiche dai trotskisti ai bordighisti, fino ai massimalisti italiani ed ai pivertisti francesi. Non deve dunque sembrare strana la notizia --- data da La Batalla, n. 46,24 settembre 1936 - della morte di due o tre francesi della gioventù comunista (stalinista) francese.

27 Cfr. Ramon Fernandez Jurado, Memòries d'un militante obrer (1930-1942), Editorial Hacer, Barcelona 1987, pp. 206-219.

28 L'affermazione è di Vieto!" Alba, El marxisme a Catalunya 1919-1939. Instoria del PUUM, vol. Il, Edicions Pòrtic, Barcelona 1974, p, 105.

Per ulteriori informazioni li proposito delle colonne del POUM, del fronte d'Aragona, della Columna Internacional Lenin e/o del capitano Enrico Russo si vedano - oltre a quello appena citato cii Victor Alba (pp. 25-38, IO l-I 14) ,. - i seguenti lavori: J.L. Alcolar Nassaes, «Spansky». Las extranjeros que lucharon en la guerra civil espanola, Dopcsa, Barcelona 1973, pp. 18-33: Andreu Castclls, Les Brigadas lntemacionales della guerra de Espana, Ariel, Barcelona 1974, pp. 30. 597: Manucl Cruells, De las Milicias a l'Exércit Popular, Dopesa, Barcelona 1974, p. 36; Ramòn Feméndcz Juraco, op. cit., pp. 20G-219; Vicente Guamer, Cataluna en la guerra de Espana 1936-1939, G. del Toro Editor, Madrid 1975, p. 167; Id., «El Front d'Aragò», Documento 15 di Recuperem la nostra historia, vol. 2, Ed. 62, Barcelona 1977·. Abel Paz, Buenaventura Durruti. Cronaca della l'ifa, La Salamandra, Milano 1980, pp. 164 agg.

29 La Union Communiste cm un gruppo semitrotskista francese diretto di! Gaston Davoust '; detto «Henri Chazé» che sosteneva posizioni molto vicine a quelle delta minoranza della Frazione italiana. Davoust aveva permesso che il suo nome venisse utilizzato in quanto direttore responsabile della rivista Bilan. ma soltanto per aggirare la legislazione restrittiva, senza cioè militare nella Frazione ne partecipare alla redazione della rivista. L’UC aveva avvinto una lunga discussione con il gruppo Prometeo, con il quale ruppe proprio sulla questione della guerra di Spagna. Essa sosteneva la sinistra del POUM, sulla quale si faceva illusioni infondate, e nel suo organo L 'Internationale pubblicò con una certa frequenza le controtesi e le posizioni adottate dalla Célula 72 del POUM, di cui segretario era Josep Rebull. Per maggiori informazioni su Davoust-Chazé» e sull'UC. si veda R. Carnoin, G. Davoust (H. Chazé) (1904-1984) et la gauche communiste Intemationaliste. Edizione fuori commercio. Paris 1992.

30 L’ultimo militante della Frazione che rientrò in Francia per partecipare al congresso della Frazione stessa fu il membro di spicco della maggioranza Aldo Lecci, che si era recato in Spagna con la delegazione inviata dal Comitato Centrale della Frazione allo scopo di discutere con la minoranza c cercare di evitare la scissione senza lilla previa chiarificazione ideologica delle rispettive posizioni politiche,

31 Una traduzione francese dello stesso necrologio venne pubblicata su Bilan n.37, novembre-dicembre 1936.

32 Quando su Prometeo o su Bilan compare il termine «centrismo», esso viene utilizzato in un senso corrispondente alla parola attuale «stalinismo».

  1. 4.LE ANALISI DELLA MAGGIORANZA SULLA GUERRA D1 SPAGNA

Le posizioni della maggioranza della Frazione negano l'esistenza di una rivoluzione sociale in Spagna. Negano che l'armamento della classe sia una condizione sufficiente a garantire il cammino verso la rivoluzione. L'armamento del proletariato può invece servire a portarlo al macello sui fronti di una guerra imperialista. Infine, la maggioranza nega l'esistenza in Spagna di un partito rivoluzionario e sottopone ad un esame critico i diversi gruppi politici esistenti. La questione non sta nell'affermare che senza il partito bordighista non è possibile fare la rivoluzione, ma nel concepire la formazione del partito rivoluzionario come un lungo processo storico. Il partito rivoluzionario è frutto delle lotte di classe e della coscienza e dell'organizzazione che il proletariato acquisisce nel corso di questa lunga battaglia. Per ragioni storiche, economiche e sociali dettagliatamente analizzatc.33 in Spagna il partito rivoluzionario non è sorto a causa dell'arretratezza politica del proletariato spagnolo. In altre parole, l'arretratezza politica del proletariato spagnolo spiega perché la CNT sia stata l'organizzazione maggioritaria della classe operaia spagnola. La CNT conquistò il potere nelle piazze ma, dal momento che gli mancava una teoria rivoluzionaria. invece di esercitarlo lo cedette alla Generalitat repubblicana della Catalogna. Non si può fare la rivoluzione lasciando l'apparato statale intatto nelle mani della borghesia.

A partire dal luglio del 1936 non vi fu un solo numero di Bilan in cui non apparisse alcun articolo sulla guerra di Spagna. Anche su Prometeo vennero spesso pubblicati articoli sulla Spagna di carattere meno teorico e più giornalistico e polemico.

Le posizioni politiche della maggioranza della Frazione possono essere riasstunte34 nei seguenti punti:

1. Senza distruzione dello stato non può esservi rivoluzione.

2. La guerra sui fronti militari comportava:

2a. Esportare la rivoluzione senza averla realizzata in zona repubblicana.

2b. Abbandonare il terreno di classe, porre un freno alle conquiste «rivoluzionarie» di luglio, cessare lo sciopero generale rivoluzionario, rafforzare l'apparato statale repubblicano, favorire la produzione bellica, sacrificare gli scioperi o qualsiasi rivendicazione operaia sull'altare dell'aumento della produzione bellica. In definitiva, ciò significava giungere all'includibile dilemma «guerra o rivoluzione», che si riassumeva nella famosa frase di Buenaventura Durruti: «Rinunciamo a tutto fuorché alla vittoria.»

2c. Una lotta militare sul fronte militare comportava l'inevitabile inferiorità tecnica dell'esercito popolare di fronte ad un nemico costituito da militari di professione.

3. Nella Spagna del 1936 non c'era alcun partito rivoluzionario. Questo non significava che una minoranza di rivoluzionari non potesse riuscire ad organizzarsi, ma che il ritardo del proletariato spagnolo non aveva messo in evidenza una netta contrapposizione di classe tra proletariato e capitale.

Tutte le organizzazioni operaie esistenti condussero il proletariato spagnolo verso la collaborazione di classe, verso il sostegno allo stato borghese repubblicano.

Nella Russia del 1917 ebbe luogo una lotta tra una minoranza radicale, organizzata e in grado di formulare una prospettiva rivoluzionaria, e la maggioranza dei soviet. Nella Spagna del 1936 gli clementi radicali accettarono l'orientamento maggioritario: la CNT ed il POUM lottarono contro Franco e contro il fascismo lasciando lo stato intatto alla loro retroguardia.

Le minoranze rivoluzionarie che si ribellarono alla logica ed inevitabile avanzata dello stato borghese lo fecero senza cercare in distruggere le organizzazioni operaie che le avevano «tradite». Un «Ottobre spagnolo» non si verificò dal momento che non vi fu contradizione di interessi tra proletariato e stato. Il proletariato spagnolo non si scontrò con lo stato repubblicano. Non vi furono rivendicazioni impossibili da concedere. La lotta «antifascista» contro una forma di governo dello stato capitalista deviò il proletariato spagnolo da qualsiasi obiettivo rivoluzionario.

Non esisté mai un antagonismo tra proletariato e stato, bensì una serie di opzioni borghesi tra monarchia e repubblica, tra sinistra e destra, tra fascismo e antifascismo. Questo determinò l'assenza del partito rivoluzionario, che a sua volta impedì la maturazione di quell'antagonismo. Nella Spagna del 1936 non vi fu una rivoluzione ma una guerra, una guerra imperialista che polarizzò il proletariato nei due campi: quello fascista e quello antifascista. Ed ambedue questi campi erano capitalisti.

Secondo la maggioranza, in mancanza di un'analisi di classe che stabilisca e difenda il punto di vista rivoluzionario; i peggiori crimini della controrivoluzione35 appaiono come «errori» o come «tradimenti» della fraternizzazione e dell'unità antifascista, ma mai come una conseguenza logica e prevedibile della repressione dello stato capitalista (per quanto repubblicano esso possa essere) contro la minaccia rivoluzionaria latente rappresentata da un popolo in armi.

Agli occhi della maggioranza, l'armamento della classe operaia non costituisce affatto una «garanzia» rivoluzionaria. Nel luglio del 1936 il popolo disarmato si era scontrato con l'esercito e lo aveva sconfitto Ma nell'agosto successivo il popolo armato. invece di fare la rivoluzione nella zona repubblicana, fu inviato al fronte poter combattere il fascismo in difesa dello stato repubblicano.

33 Si vedano gli articoli giù citati di Bilan a proposito della Seconda Repubblica spagnola.

34 Ci rendiamo conto di correre il rischio di perdere la ricchezza di analisi e le sfumature proprie di Bilan e di Prometeo. Ciò è inevitabile se non si compie lini) lettura integrale di tali pubblicazioni. alle quali rimandiamo chiunque voglia approfondire la conoscenza e la critica delle posizioni della Frazione.

35 Ci riferiamo qui non soltanto all'assassinio di personalità come Andrés Nin o CamiIlo Berneri, oppure ai massacri i di anonimi lavorato, i, ma soprattutto alla perdita dell'orientamento e degli obiettivi rivoluzionari, che furono deviali dalla necessità di fare la rivoluzione nella zona repubblicana ai combattimenti sul fronte militare; di qui l'inevitabilità dell'inferiorità tecnica e della sconfitta.

7. LA DELEGAZIONE DELLA FRAZIONE A BARCELLONA: IL DIBATTITO CON LA MINORANZA, CON IL P.O. U.M. E CON BERNERI

Il dibattito tra la maggioranza e la minoranza della Frazione può essere seguito nei suoi dettagli tanto su Bilan quanto su Prometeo. È strano trovare una scissione di un partito rispetto alla quale la discussione e le posizioni sostenute dai raggruppamenti che vi si scontravano siano fedelmente riportate sulla stampa dell'organizzazione. Questo perché tanto il Comitato Esecutivo della Frazione quanto la maggioranza volevano che il dibattito servisse alla chiarificazione ideologica di tutti i militanti della Frazione.

La polemica tra maggioranza e minoranza può essere riassunta a grandi linee nelle seguenti divergenze politiche:

1. Secondo la maggioranza, in Spagna non è in corso una rivoluzione ma una guerra: una guerra antifascista in difesa dello stato capitalistico repubblicano. La guerra di classe tra proletariato e borghesia, quella scoppiata il 19 luglio 1936, si è trasformata una settimana dopo in una guerra tra fascismo e antifascismo. La guerra di classe non ha fronti territoriali. ma sociali; la guerra sul fronte militare esprime già la sconfitta della classe operaia e prepara il suo totale annientamento ideologico e, successivamente, il suo massacro fisico.

Secondo la minoranza, in Spagna è in atto un'autentica resistenza rivoluzionaria al sollevamento fascista. Si tratta quindi di una guerra civile rivoluzionaria, sebbene esista il pericolo di una sua trasformazione in guerra imperialista. Occorre combattere sul fronte militare e su quello sociale. La minoranza definiva le posizioni della maggioranza come astratte e «non solidali» con la lotta dei lavoratori spagnoli contro il fascismo.

2. Secondo la maggioranza, l'armamento del proletariato non garantisce né significa assolutamente nulla. Come accadde nella grande guerra, gli operai armati possono essere mandati al macello. L'importante non sta nell'armamento, bensì nell'obiettivo da raggiungere e nella classe che dirige lo stato. La formazione dei fronti militari, una settimana dopo il 19 1uglio, era coincisa con la cessazione di ogni lotta rivendicativa e sociale. Rappresentava quindi la condizione per il disarmo politico della classe operaia e per la sua sconfitta. Il carattere di una guerra militare viene determinato dalla natura della classe che la dirige. La guerra sul versante repubblicano è diretta dalla borghesia repubblicana.

Secondo la minoranza, tanto le collettivizzazioni quanto l'armamento degli operai rivestono una grande importanza. Costituiscono la garanzia del trionfo della rivoluzione, come risulterebbe dimostrato, nel caso ipotetico di una vittoria su Franco, da una seconda fase di lotta contro la borghesia repubblicana.

3. Secondo la maggioranza, non c'è rivoluzione senza distruzione dello stato. Il Comité Central de Milicias Antifascistas ed il Consiglio dell'Economia NON SONO ORGANISMI DI DOPPIO POTERE, ma di inquadramento militare degli operai. Si tratta di organismi di union sacrée e di collaborazione di classe. Le collettivizzazioni e le socializzazioni in campo economico non significano nulla se il potere statale resta nelle mani della borghesia.

Secondo la minoranza, l'esistenza del Comité Central de Milicias Antifascistas garantiva, in quanto organo che incarnava il dualismo di poteri, il carattere rivoluzionario della guerra. Il suo scioglimento e la militarizzazione delle milizie, nell’ottobre del 1936, furono la causa dello scioglimento della Columna Internacional Lenin, A quel punto la guerra civile rivo1uzionaria si era già trasformata in una guerra imperialista.

4. Secondo la maggioranza, l'opzione fascismo/antifascismo, così come le opzioni sinistra/destra o monarchia/repubblica, è soltanto un tranello per deviare il proletariato dal terreno della lotta di classe per impedire qualsiasi alternativa rivoluzionaria.

Secondo la minoranza, la resistenza al fascismo presuppone l'emergere di un'opzione rivoluzionaria, sebbene manchi un partito di classe, esso verrà fatto sorgere dalla lotta sociale in corso.

5. Secondo la minoranza, la vittoria di Franco significherebbe l'annientamento del proletariato. A questo argomento la maggioranza rispondeva che soltanto mantenendosi su1 proprio terreno di classe il proletariato potrebbe ritardare il massacro definitivo al quale l'isolamento internazionale (del proletariato stesso) e l'antifascismo conducevano una classe operaia spagnola che era già stata sconfitta nel momento in cui aveva abbandonato la lotta di classe a vantaggio dei fronti militari.

Tutte queste divergenze politiche davano luogo a delle parole d'ordine che non avrebbero potuto essere maggiormente contrapposte: la minoranza lanciò la parola d'ordine della lotta su un duplice fronte, militare e sociale; la maggioranza lanciò le parole d'ordine del disfattismo rivoluzionario e dell'abbandono del fronte militare, indirizzandole tanto alle milizie quanto all'esercito franchista. Ecco perché di fronte allo scoppio della guerra di Spagna la minoranza si recò al fronte per combattere, mentre la maggioranza difendeva, dal punto di vista teorico, la diserzione e il sabotaggio nelle fabbriche addette alla produzione bellica.

Un'intesa tra maggioranza e minoranza era impossibile. Perciò la scissione all'interno della Frazione si rese inevitabile. II dibattito non si limitò alla pubblicazione sulla stampa di note, articoli o dichiarazioni della maggioranza e della minoranza. Alla fine di agosto o agli inizi di settembre del 1936 una delegazione della maggioranza, formata dagli italiani Aldo Lecci e Turiddu Candoli e dal belga Melis, detto «Mitchell» o «Johan», si recò a Barcellona e sul fronte di Huesca per svolgervi un dibattito faccia a faccia con i responsabili della minoranza36

Il primo colloquio ebbe luogo sul fronte di Huesca con il capitano Enrico RUSSO (alias «Candiani»). Le posizioni permasero inconciliabili, le divergenze irrisolvibili. La stessa cosa si verificò a Barcellona con Mario Di Leone. Né gli esponenti della minoranza. Enrico Russo, Renato Pace e Mario Di Leone - né la delegazione della maggioranza - Aldo Lecci, Turiddu Candoli e «Mitchell» - desistettero dalle loro posizioni37

Durante il loro soggiorno a Barcellona, i tre militanti delegati dalla maggioranza mangiarono e dormirono nei locali del POUM 38

Verso la metà di settembre la delegazione della maggioranza sostenne un difficile dibattito con Julian Gorkin, membro del Comitato Esecutivo del POUM. La discussione si concluse con una rottura totale quando, alla parola d'ordine della diserzione ed alle critiche avanzate dalla Frazione in rapporto alla partecipazione del POUM al governo della Generalitat catalana. Gorkin rispose interrompendo immediatamente il colloquio e non volle stabilire ulteriori contatti[1] [2] . 39

Al momento di uscire dalla sede del POUM, i tre membri della delegazione della maggioranza corsero il rischio di essere «fatti fuori» a causa di un banale errore. Soltanto l'intervento dell’anarchico italiano Romualdo del Papa li trasse d'impaccio da una difficile situazione.

Tuttavia non vi furono soltanto fallimenti e dispiaceri, L'incontro tra Aldo Lecci e Camillo Berneri fu interessante e si svolse in un'atmosfera di rispetto reciproco, senza tensioni; ma non poteva sfociare in alcun accordo né collaborazione, dalle posizioni marxiste dell'uno e l'ideologia anarchica dell'altro.40

Il dibattito tra Lecci e Berneri non era una discussione tra sconosciuti, ma tra rifugiati politici italiani - quantunque professanti ideologie diverse. Probabilmente Berneri conosceva già le posizioni politiche dei bordighisti, e torse riceveva regolarmente Prometeo e Bilan. Sul periodico Guerra di Classe, edito da Berneri[3]  a Barcellona in lingua italiana, apparvero tre violente critiche alle posizioni difese dai bordighisti - nell'Ottobre del 1936, e nel febbraio e Ottobre del 193741 -, le quali ci permettono di affermare, prove documentarie alla mano, che i redattori di Guerra di Classe ricevevano la stampa bordighista con una certa regolarità; perlomeno dopo l'incontro tra Lecci e Berneri. La serie di articoli sulla questione dello stato pubblicata su Bilan42 dovette interessare Berneri, che in quel periodo era impegnato nello studio delle teorie marxiste sull'abolizione dello stato, D'altro canto alcune tesi bordighiste sulla guerra di Spagna erano, sotto molti aspetti, assai vicine a quelle di Berneri. Sia la maggioranza della Frazione che Berneri ritenevano che Barcellona fosse «assediata da Burgos e da Mosca». Ambedue criticavano la partecipazione ministeriale del POUM e della CNT al governo repubblicano. Entrambi indicavano Mosca come avamposto della controrivoluzione.

Le coincidenze erano importanti. Ma certamente lo erano anche le divergenze, Lecci insisteva sul problema della costruzione del partito rivoluzionario, senza il quale la sconfitta era inevitabilc43 Berneri riteneva che le collettivizzazioni costituissero la prova dell'esistenza di una rivoluzione in Spagna, negata invece dalla maggioranza della Frazione,

Lecci rimase in Spagna ancora per altri quattro o cinque mesi, fino al marzo del 1937,44 allorché rientrò a Parigi per prendere parte al congresso della Frazione.

Dopo lo scioglimento della Columna lnternacional Lenin, nell’ottobre del 1936, i membri della minoranza cominciarono a ritornare in Francia. Quasi tutti entrarono nel gruppo semi trotskista francese Union Communiste.45 che aveva sostenuto posizioni analoghe a quelle della minoranza della Frazione e della sinistra del POUM.

36 Si veda l'articolo firmato da Fausto e Luciano» recante il titolo «Una pagina di storia della nostra frazione all’estero (1927-1943), in Battaglio Comunista, n. XXXlI, n. 6, 10-30 aprile 1974.

37 Ibidem.

38 Informazione fornita dall'articoli, attribuibile a Nicola Di Bartolomeo, (Une leçon bordiguiste sur Ies événements de l'Espagne», cit.

39 Informazione tratta de «Fausto c Luciano», alt. cito, c corroborata da Onorino Perrone, La tattica del Comintern

1926-1940, Edizioni Sociali, Venezia 1976, p. 141.

40 Cfr., «Fausto e Luciano», art. cit.

41 Cfr. Guerra di Classe, n. 2,17 ottobre 1936: n. s, lo) febbraio 1937; e n. 29, 5 ottobre 1937.

Un eccellente lavoro su Berneri, favorevole al punto di vista anarchico. e quello di Francisco Madrid Santos, Camillo Berneri, 1111 anarchico italiano fi8Y7-1.937j, Rivoluzione e controrivoluzione la Europa (/9/7-J937j, Archivio Famiglia Berneri, Pistoia 1995.

42 Si veda in proposito I ‘interessante studio di Dino Erba e Arturo Peregalli apparso come introduzione alla traduzione italiana di tale serie di articoli sulla questione dello stato: Alberto Giasanti (n cura di), Rivoluzione e reazione Lo stato tardo-capitalistico nell'analisi della Sinistra comunista. Dott. A. Giuffrè Editore. Milano 1983.

43 Cfr. «Fausto e Luciano», art. cit.

44 Ibidem.

45 Cfr. «Henri Chazé» (pseudonimo di Gaston Davoust), Union Communiste (1933-1939). Chronique de la révolution espagnole, Spartacus-Rene Lefeuvre, Paris 1979, p. 9.

8. L'ARTICOLO DI «JEHAN» E LA SCISSIONE DELLA LIGUE DES COMMUNISTES INTERNATIONALISTES BELGA

Agli inizi del 1937 Melis (alias «Mitchell»), il delegato belga della maggioranza, scrisse un articolo sulla guerra di Spagna46 che fece conoscere la polemica scatenata dal conflitto spagnolo all'interno della Ligue des Communistes lnternationalistes (LCI) belga. Come la Frazione italiana alcuni mesi prima, anche la LCI subì una scissione. Il raggruppamento minoritario scissosi dalla Ligue, capeggiato da «Mitchell», si trasformò in Fraction Belge dc la Gauche Communiste, cioè nella sezione belga della F razione.

L'articolo, filmato da «Jehan» - che come abbiamo già visto era un altro pseudonimo di Melis - pur essendo scritto nello stile polemico proprio del dibattito in corso nella Ligue belga, espone con estrema chiarezza e con grande vigore le posizioni politiche della Frazione in relazione alla guerra civile spagnola47 Per questa ragione commenteremo ora quell'interessante articolo scritto nel gennaio del 1937 e pubblicato per la prima volta nel 1946 sulla rivista Entre deux mondes, edita dalla Fraction belga.48

Il grande punto di forza di tale articolo risiede nella sua prospettiva internazionale e storica. Il caso spagnolo viene collocato nel contesto economico e politico del capitalismo mondiale. Viene sì studiato nelle sue particolarità nazionali, ma è ferreamente definito dalle leggi generali del capitalismo in quanto sistema mondiale che impone il suo dominio ai vari paesi.

«Jehan» divide il suo articolo in sei paragrafi. Nel primo egli presenta un'introduzione alla situazione storica, sociale ed economica della Spagna. la quale si riassume nella tesi secondo cui la rivoluzione borghese è già stata realizzata in Spagna.

Nel secondo paragrafo viene studiata l'origine dei fatti che spiegano l'insurrezione rivoluzionaria del luglio 1936. Secondo «Jehan», la repubblica democratica, invece di favorire il progresso ideologico del proletariato, ha contribuito alla sua immaturità e, pertanto, ha favorito le forze controrivoluzionarie - si tratti degli stalinisti, degli anarcosindacalisti o dei socialisti - ed ostacolato .la formazione di un partito di classe. Il Frente Popular esprimeva la tremenda decomposizione del movimento operaio e già preparava nuove battaglie senza via d'uscita, di fronte ad una borghesia impotente ed incapace di realizzare delle autentiche rifanne democratiche.

Nel terzo paragrafo vengono analizzate le differenze tra una guerra di classe ed una guerra antifascista. La domanda che l'autore dell'articolo si pone è cruciale per capire gli avvenimenti spagnoli: perché, nonostante il suo eroismo e la sua combattività, il proletariato spagnolo non ha raggiunto quella coscienza di classe che gli avrebbe permesso di conquistare il potere? La sua risposta consiste nell'affermare che il proletariato, nella misura in cui ha abbandonato il proprio terreno di classe a favore dell'obiettivo antifascista, ha constatato che il fronte di classe era stato sostituito dai fronti militari. Non si trattava del fatto che la borghesia avesse riconquistare di nuovo il potere, ma del cambiamento di natura degli avvenimenti. L'esistenza stessa dei fronti militari presupponeva già la sconfitta dell'alternativa rivoluzionaria. Con la fine dello sciopero rivoluzionario, gli obiettivi sociali vennero sostituiti dagli obiettivi bellici. Occorreva rinunciare a tutto (cioè alla rivoluzione) fuorché alla vittoria, vale a dire tranne che ad una guerra militare diretta da uno stato borghese repubblicano contro un esercito professionale e tecnicamente di molto superiore. La natura della guerra era capitalistica, e nel suo contesto il proletariato non poteva giocare altro ruolo se non quello della carne da cannone.

«Jehan» sostiene molto chiaramente che la guerra di Spagna è una guerra imperialista nella quale la borghesia gioca su entrambi i Iati della scacchiera: quello fascista c quello antifascista. Chiunque avesse vinto, il proletariato era già stato sconfitto.

Nel quarto paragrafo «Jehan» solleva due questioni fondamentali per il pensiero marxista, questioni che erano state poste dalla guerra di Spagna: la questione dello stato c quella del partito. Egli constata che lo stato capitalista non è stato distrutto, e che ciò è stato possibile a. causa dell'assenza di un partito rivoluzionario. Si sono invece illuse le masse con la distruzione parziale dello stato c con l'esistenza di un dualismo di poteri tra un potere «di facciata» borghese e il Comité de Milicias,

Ma in realtà, come affermava «Jehan» - nel gennaio del 1937-, la borghesia non si vide mai contrapporre il programma della rivoluzione proletaria, e il potere statale rimase sempre nelle mani della borghesia. Il Comité de Milicias non fu mai nient'altro che un'appendice del Ministero della Difesa. Non esisté mai un potere operaio embrionale, né nulla di simile ai soviet. Le leve principali del potere statale rimasero sempre nelle mani della borghesia repubblicana: l'esercito assunse altre forme, ma mantenne il proprio ruolo borghese; la polizia non venne sciolta, ma messa da parte fino a che la sua utilizzazione non si fosse resa necessaria: la burocrazia continuò Cl funzionare: la collettivizzazione economica fu subordinata alle necessità produttive belliche.

Nel quinto paragrafo «Jehan» riassume nel seguente modo gli avvenimenti succedutisi in Spagna a partire dal luglio 1936. La guerra antifascista è frutto del mantenimento del dominio capitalistico e dell'assenza di un partito rivoluzionario. li suo scoppio è già espressione della sconfitta del proletariato. La guerra antifascista, che implica l’union sacrée, non può essere nello stesso tempo proletaria e. capitalista. Tutte le organizzazioni ed i partiti antifascisti si sono trasformati in strumenti nelle mani del governo repubblicano e democratico onde evitare la minaccia rivoluzionaria latente. 

«Jehan» laminava il suo articolo affermando che in Spagna non era in atto una rivoluzione ma una guerra: una guerra imperialista al servizio del capitalismo come quella scoppiata nel 1914. L'alternativa e la parola d'ordine che i rivoluzionari dovevano lanciare non potevano che essere quelle leniniste del disfattismo rivoluzionario. Alla guerra antifascista si doveva contrapporre la guerra civile rivoluzionaria per l'abolizione dello stato capitalista, quali che fossero le sue conseguenze immediate sui fronti militari.

L’articolo di «Jehan», redatto dopo il suo rientro dalla Spagna, dove egli era stato uno dei tre delegati del Comitato Centrale della Frazione, era una risposta alle posizioni sostenute all'interno della LCI belga da Adhemar Hennaut.

«Jehan», che ancora militava nella Ligue belga, ne venne espulso insieme a tutto il raggruppamento minoritario che rifiutò di accettare le posizioni difese da Hennaut a proposito della guerra di Spagna. Tale raggruppamento si costituì poi in Fraction belga. Nell'aprile del 1937 vide la luce il primo numero di Communisme, organo della Fraction belga, nel quale fu pubblicata la risoluzione della minoranza della LCI che, essendo stata respinta dalla maggioranza, aveva determinato la scissione.

46 «Jehan» [Melis], «La guerre en Espagne», in Entree deux mondes. n. l, Bruxelles, dicembre 1946.

47 Ibidem.

48 Il testo originale francese di questo articolo redatto da «Jehan» è stato ristampato in Barcelona – May ‘37. Fascisme et antifascism con tre le prolétariat; Groupe Communiste Internationaliste-Rata. Bruxelles, giugno 1987. pp. ~5-44. Di esso esistono anche due traduzioni spagnole in «Bilan». Textos sobre la revolucion espanola 1936- 1938, Introduzione, note e scelta dei testi realizzati da «Etcétera», Etcétcra, Barcelona 1978, e in Espana 1936. Franco y la Repùblica masacran al proletariado. Textos de «Bilan» sobre la guerra de Espana, Corriente Comunista Internacional, Valencia 1986 (seconda edizione).

9. LA CRITICA DELLA FRAZIONE ALLA C.N.T. E AL P.O.U.M.

IL MANIFESTO DI BILAN SUL MAGGIO 1937

Secondo la Frazione italiana,49 nel luglio del 1936 non vi fu alcuna rivoluzione in Spagna. Si verificò invece soltanto un’insurrezione popolare che venne deviata verso la lotta militare sul fronte, contro il fascismo e in difesa dello stato repubblicano.

In Spagna si può parlare di guerra, ma non di rivoluzione. Non si può parlare di guerra civile se quest'ultima viene definita, come fa la Frazione, come una guerra di classe rivoluzionaria contro lo stato capitalistico. Secondo la Frazione si deve parlare di guerra imperialista, definita non come conquista di nuovi mercati, ma come scontro tra due frazioni della borghesia con l'obiettivo principale del massacro del proletariato c del suo annientamento in quanto forza e minaccia rivoluzionaria.

Nel maggio del 1937 vi fu una nuova insurrezione armata. l. lavoratori si scontrarono con i progressi logici. prevedibili ed inevitabili dello stato a scapito delle conquiste strappate nel luglio del 1936, soprattutto a livello di ordine pubblico: pattuglie di controllo, vigilanza alle frontiere, controllo delle comunicazioni. ecc.

Neppure i gruppi più radicali, come gli Amigos de Durruti, fecero appello a rompere con le organizzazioni operaie che collaboravano con lo stato - tra cui la CNT e il POUM.

Né il POUM né la CNT furono in grado di vedere nel maggio 1937 una vittoria dello stato capitalista (repubblicano), che aveva attaccato gli operai e, vincendone la resistenza armata difensiva, aveva strappato loro le principali conquiste di luglio, che costituivano lilla minaccia rivoluzionaria latente.

I lavoratori, i quali nutrivano ancora fiducia in quello stesso stato repubblicano che pure li attaccava con le sue forze repressivo, e nonostante il fatto che fossero più armati che in luglio dal punto di vista materiale e militare, subirono una sconfitta politica definitiva e deposero le armi per cercare un compromesso con lo stato perché erano politicamente disarmati.

La Frazione definì il maggio 1937 non come un'offensiva rivoluzionaria, bensì come un'insurrezione difensiva, votata al fallimento. Secondo la Frazione, tenuto conto di questa analisi relativa al maggio 1937, la contradizione del POUM risiedeva nel voler conquistare il potere e, nello stesso tempo, nell'appoggiare e nell'essere partecipe dc! potere dello stato repubblicano. li POUM denunciò il partito stalinista ma non lo stato repubblicano, del quale continuò ad essere parte integrante dopo le giornate di maggio.

Una delle tesi fondamentali della Frazione a proposito della Spagna è proprio quella che attribuisce il fallimento dell'insurrezione rivoluzionaria di luglio all'inesistenza di un partito rivoluzionario. Ma se si leggono con attenzione Prometeo e Bilan si capisce come l'assenza dì un tale partito venga spiegata mediante la debolezza del movimento operaio e della lotta di classe del proletariato spagnolo precedentemente al l936. Non vi fu un partito perché la classe non lo fece sorgere, perché l'antagonismo tra proletariato e stato non raggiunse mai un livello rivoluzionario.

A differenza di altri gruppi, come l'UC o la LCI belga, che si illudevano nella possibilità che emergesse un'ala sinistra del POUM capace di raddrizzare tale partito fino a trasformarlo in avanguardia rivoluzionaria del proletariato spagnolo, secondo la Frazione il POUM non era né poteva mai arrivare ad essere un partito rivoluzionario. La Frazione definiva il POUM come un partito all'interno del quale, analogamente alla CNT, operavano le forze controrivoluzionarie:

Il POUM è un terreno su cui operano le forze del nemico c nessuna tendenza rivoluzionaria può svilupparsi nl suo interno50

La Frazione non considerò mai la CNT come un'organizzazione rivoluzionaria. In Spagna, l'anarchismo suggellò la propria morte definitiva. Esso fu incapace di definire un'azione rivoluzionaria contro lo stato. La sua confusione fu maggiore dei suoi errori. Nessun anarchico, da Durruti a Berneri, fu in grado di capire gli avvenimenti spagnoli, c men che meno di trame degli insegnamenti validi per l'azione politica. La CNT arrivò anzi a sacrificare tutto sull'altare del sostegno all'unità antifascista. Questo segnò il fallimento storico dell'anarchismo c scavò la sua tomba ideologica.

Il fatto che siano stati proprio i militanti marxisti della Frazione a ricordare agli anarchici della CNT–FAI l’includibile necessità di distruggere lo stato capitalista se si vuoi fare la rivoluzione non è soltanto un'ironia, ma evidenzia anche l'assoluto fallimento ideologico dell'anarchismo. Le collettivizzazioni o le socializzazioni sul piano economico non servono assolutamente a nulla se vengono inquadrate, regolamentare e controllate dallo stato capitalista. Nel migliore dei casi queste collettivizzazioni verrebbero tollerate fino a quando giungesse il momento propizio per assestare il colpo decisivo alle conquiste che rappresentano una minaccia per l'ordinamento capitalistico.

Berneri, che era indubbiamente il teorico anarchico di maggior prestigio c reputazione (autore di una serie di articoli sullo stato, contro il collaborazionismo delle organizzazioni anarchiche c sul processo rivoluzionario e bellico - articoli di grande acume, levatura teorica e capacità personale), soffre però di importanti carenze nelle sue analisi, come ad esempio la confusione tra governo e stato. 51

In quanto ala sinistra dell'anarchismo, Berneri criticò il governo repubblicano antifascista ma non arrivò mai a pronunciare una cotica di tale stato repubblicano in quanto stato capitalista52 Secondo la Frazione, il cambiamento di colore dei governanti non bastava a modificare la natura dello stato.53 Né era l'ingresso dei ministri anarchici nel governo repubblicano ad ostacolare laCNT impedendole di spingersi più avanti nella realizzazione di obiettivi rivoluzionari. La CNT era incatenata dalla collaborazione a sostegno dello stato capitalista (per quanto repubblicano o democratico esso potesse essere), dalla propria partecipazione ai fronti militari (anche se si trattava di una lotta contro il fascismo) e dalla sua rinuncia a fan; la rivoluzione nella zona repubblicana

perché essa (doveva) rispettare l'unità. antifascista per vincere la guerra. In breve, era la partecipazione allo stato a paralizzare la CNT e a scolpire la pietra tombale per l'ideologia anarchica ed anarcosindacalista.

Il gruppo anarchico più radicale e che si spinse più in avanti, cioè quello degli Amigos de Durruti, arrivò a diagnosticare una carenza di direzione rivoluzionaria. Esso insistette con la CNT affinché quest'ultima correggesse i suoi «errori», ma non giunse mai a porre la necessità di distruggere un'organizzazione che collaborava al rafforzamento dello stato capitalista.

Soltanto se partiamo da una conoscenza preliminare delle tesi dei bordighisti sulla Spagna, che abbiamo cercalo di esporre nelle pagine precedenti - dalla proclamazione della Repubblica fino all’ottobre del 1934 ed alla vittoria del Frente Popu1ar, e successivamente sul luglio 1936 e sulla «guerra civile» -, potremo capire il testo del manifesto della Frazione sui fatti di maggio del 1937.54 Senza una tale conoscenza il documento in questione sarebbe incomprensibile e addirittura stravagante.

Ma se si conoscono le posizioni della Frazione, il manifesto sul maggio 1937 può e deve essere considerato come un testo tragico, che constata l'isolamento della Frazione e il vicolo cieco in cui è velluto a trovarsi il proletariato rivoluzionario spagnolo, tanto isolato ed abbandonato alle sue deboli forze quanto la frazione stessa. L'inizio del manifesto è di tuta grande forza espressiva. Esso evoca la vittoria di luglio paragonandola al fallimento di maggio e sottolineando il tipo di «armamento» del proletariato nell'una c nell'altra circostanza:

Il 19 luglio i proletari di Barcellona schiacciarono a pugni nudi l'attacco dei battaglioni di Franco, che erano armati fino ai denti.

Il 4 maggio 1937 quegli stessi proletari, armati, hanno lasciato sul selciato delle strade un numero di vittime molto maggiore che in luglio, quando dovettero respingere Franco, ed è il governo antifascista __ o che comprende gli anarchici e con il ill1alc il POUM c indirettamente solidale -- il scatenare la ciurmaglia delle forze repressive contro gli operai.55

Subito dopo il manifesto prende allo del nodo gordiano che si era presentato, a mo' di bivio, nella settimana successiva al 19 luglio:

La storia registra soltanto dei fugaci intervalli durante i quali il proletariato può raggiungere la stia totale autonomia rispetto allo stato capitalista. Alcuni giorni dopo il 19 luglio ii proletariato catalano giunse ad un bivio: o entrava nella fase superiore della sua lotta al fine di distruggere lo stato borghese, oppure permetteva che il capitalismo ricostituisse le maglie del suo apparato di dominio.56 

L'alternativa storica appare chiara, e molti sono i protagonisti di quei falli che, a posteriori, sarebbero disposti a far propria questa analisi. Ma la domanda pertinente che si pone è: per quale ragione nessuna organizzazione optò per la distruzione dello stato. cioè per fare la rivoluzione? Già conosciamo la risposta della Frazione: perché non esisteva un partito rivoluzionario. Ma leggiamo attentamente quanto essa diceva c che cosa intendeva per partito rivoluzionario:

In quello stadio della lotta [una settimana dopo il 19 luglio], nel quale l'istinto di classe non c più sufficiente e la coscienza diventa il fautore decisivo, il proletariato può vincere soltanto a condizione di disporre del capitale teorico accumulato pazientemente ed accanitamente dalle sue frazioni di sinistra trasformate in partiti dalla forza degli eventi. Se oggi il proletariato spagnolo vive una tragedia anto terribile. la causa risiede nella sua mancanza di maturità per forgiare il proprio partito di classe: il cervello che, solo, può dargli la forza di vivere57

Insistiamo ancora sull'importanza di non confondere la posizione della Frazione a proposito dell'assenza di un partito - il quale non esiste per «mancanza di maturità» della classe operaia spagnola, perché non è emerso «pazientemente ed accanitamente» dalle lotte operaie dei decenni precedenti - con la posizione dei trotskisti o degli Amigos de Durruti in merito alla crisi della direzione rivoluzionaria, che verrebbe risolta sostituendo una «cattiva» direzione con la propria affinché gli «errori» ed i «tradimenti» dell'organizzazione madre (la CNT, il POUM) fossero rettificati ed il partito venisse orientato ed incamminato sulla strada giusta.

Il manifesto della Frazione definisce con formidabile chiarezza la situazione che fece sprofondare tanti dirigenti e militanti nella confusione e nell'assurdo:

La milizia operaia dei 19 luglio è un organismo proletario. La «milizia proletaria» della settimana successiva è un organismo capitalistico adattato lilla situazione del momento. E per realizzare i suoi piani controrivoluzionari la borghesia può fare appello ai centristi [cioè agli stalinisti], ai socialisti, alla CNT, alla FAI ed al POUM, visto che essi fanno -tutti credere agli operai che lo stato cambia natura quando il personale che lo dirige cambia colore.58

49 A queste punto, dopo che la minoranza era stata espulsa dalla Frazione italiana e che quasi tutti i suo: membri erano entrati nel gruppo dall’Union Communiste, possiamo identificare la maggioranza con la frazione stessa.

50 «L'isolament de notre Fraction devant les événroments d'Espagne», in Bilan. 36, ottobre-novembre 1936; OHI in «Bilan». Contre-révolution en Espagne 1936-1939, cit. p, 24.

51 Si veda la presentazione di Jean Barrot alla riedizione dei testi di Bilan sulla guerra di Spagna: «Bilan». Contre-révolution en Espagne 1933-1939, cit.

52 Ibidem

53 C l'T. «Plomb, mitraille. prison: c'est ainsi que le Front Populaire repond aux ouvriers de Barcellona qui osent resister a l'attaque capitaliste», in Bilan, n. 41, maggio*giugno 1937: ora in Barcelona - Mai '37. Fascisme et antifascism contre le prolétariat, cit. pp. 25-30.

54 Ibidem.

55 ivi p. 25.

56 ibidem

57 Ibidem.

58 ivi, p. 26.

10. L'ISOLAMENTO DELLA FRAZIONE E I LIMITI DELLA SUA ANALISI

 

La Frazione constatò con amarezza l'isolamento politico al quale era stata portata dalla propria intransigenza nella difesa delle posizioni rivoluzionarie sulla guerra di Spagna.J9 Tale isolamento veniva considerato come il terribile prezzo che i rivoluzionari dovevano pagare per la difesa dei principi programmati ci comunisti. La tragedia del proletariato spagnolo risiedeva proprio nell'isolamento dei rivoluzionari c nella loro impossibilità di far valere le proprie posizioni politiche.

La Frazione riteneva che i principi fossero le armi fondamentali della rivoluzione e rimase fedele alla parola d'ordine di non tradire tali principi. anche se la loro difesa l'avesse condotta all'isolamento più assoluto.

L'isolamento del proletariato spagnolo era un'altra conseguenza della sconfitta internazionale del proletariato in diversi paesi. Dopo l'ondata rivoluzionaria del 1917-23, la controrivoluzione aveva trionfato ovunque. In Russia, in Italia e in Germania i regimi stalinista, fascista e nazista avevano distrutto il movimento operaio organizzato. In Francia il Fronte Popolare giù esprimeva l'inquadramento del proletariato francese in direzione della guerra.

La Spagna era l'unico paese industrializzato in cui esistesse un proletariato potenzialmente rivoluzionario che non era ancora stato schiacciato. Da una parte la guerra di Spagna tra fascisti c antifascisti preparava l'alibi ideologico per la seconda guerra mondiale, ma era anche la premessa necessaria al suo scoppio Occorreva annientare il proletariato spagnolo per dare il via libera ad una nuova carneficina mondiale senza correre il rischio di una rivoluzione proletaria; come era accaduto in Germania e in Russia durante la grande guerra.

L'isolamento del gruppo Prometeo e la sua mancanza di contatti con le masse fecero sì che la giusta critica dell'esplosione rivoluzionaria del 19 luglio fosse unicamente di segno negativo. La sua constatazione dell'assenza di un partito rivoluzionano e la sua critica alle organizzazioni che si erano rifiutate di conquistare .il potere politico fu impeccabile.60 Ma esso non disse che la rivoluzione sociale ed economica sviluppatasi in Catalogna sarebbe stata valido se si fosse conquistato il potere politico e distrutto lo stato capitalista. Si limitò a negare qualsiasi praticabilità al processo economico e sociale rivoluzionario in mancanza della distruzione dello stato e della conquista del potere ad opera del proletariato.61

Dal momento che si trattava di una guerra imperialista, il suo appello alla diserzione dalle milizie deve essere inteso a partire dalla sua analisi dell'antifascismo come complemento e complice del fascismo. Secondo la Frazione, la lotta militare al fronte è già una conseguenza della sconfitta del proletariato rivoluzionario.62 Soltanto l'unità di classe e la difesa della rivoluzione sociale avrebbero potuto ritardare la feroce repressione ed il massacro che già si stavano preparando a causa dell'abbandono del fronte di classe a favore del fronte militare.

La Frazione non si fece alcuna illusione circa le possibilità di «recupero rivoluzionario» della CNT e del POUM, come accadde invece all'UC o alla minoranza della Frazione. Né le appendici di sinistra, come gli Amigos de Durruti o la sinistra del POUM, si posero la necessità di rompere con le organizzazioni dalle quali avevano avuto origine la CNT e il POUM. Sotto questo aspetto le organizzazioni operaie esistenti durante la guerra civile spagnola non erano ancora delle organizzazioni integrate completamente ed inevitabilmente nell'apparato statale capitalistico, ma continuavano a mantenere una certa autonomia. Proprio da ciò derivavano il loro potenziale rivoluzionario e la loro pericolosità per Union sacrée antifascista, e pertanto la necessità di assimilarle o distruggerle.63 Tuttavia nel corso della guerra civile, e soprattutto a partire dal maggio 1937, esse diedero avvio ad un processo di integrazione nello stato capitalistico che, dopo la seconda guerra mondiale, rappresentò il comun denominatore delle organizzazioni operaie nei paesi democratici. Su questo terreno la critica della Frazione alla CNT e al POUM è non soltanto valida, ma anche innovatrice e precorritrice di un nuovo fenomeno sociale.

Ma la Frazione non avanzò una critica positiva delle conquiste rivoluzionarie di luglio. La rivoluzione sociale ed economica del proletariato spagnolo portò la spontaneità creativa delle masse molto più avanti che in Russia. Questo aspetto economico e sociale era non soltanto molto interessante - e di fatto impressionò altri gruppi vicini ai bordighisti, come l'UC francese, la LCI belga o la minoranza della Frazione -, ma sarebbe inoltre stato efficace se avesse avuto luogo anche una rivoluzione politica, cioè la distruzione dello stato capitalista c la presa del potere da parte del proletariato64

Tuttavia la Frazione, nella sua critica valida e coerente relativa all'assenza di una tale rivoluzione, sottovalutò la rivoluzione economica e sociale sviluppatasi in Catalogna perché - ed aveva perfettamente ragione - quest'ultima non poteva prevalere e vincere senza la distruzione dello stato capitalista, Per di più, senza la presa del potere politico, quelle «conquiste rivoluzionarie» a livello economico e sociale non si sarebbero lasciate assimilare o temporaneamente tollerare dal capitalismo65

La Frazione denunciò la censura delle sue pubblicazioni in Spagna decisa dal Comitato Centrale del POUM66 Constatò la rottura dei propri rapporti con i gruppi politici più vicini, quelli con cui per diversi anni aveva portato avanti contatti e discussioni, cioè con l'UC c con la LCI. Il fatto più doloroso fu indubbiamente la scissione della minoranza dal seno stesso della Frazione. Ma la Frazione non fu l'unico gruppo che subì una scissione a causa del dibattito sulla guerra di Spagna. Come abbiamo visto, anche nella Ligue belga si produsse una scissione, con la minoranza diretta da «Johan» che diede vita alla Fraction belga.

Il ritorno dei miliziani della Columna Internacional Lenin dalla Spagna comportò l'abbandono della Frazione da parte di tutti i membri della ex minoranza. i quali entrarono in gran parte (soprattutto a Parigi) nel gruppo semitrotskista francese dell'UC.67

Ma il fattore che maggiormente pesò sul futuro della Frazione fu senza alcun dubbio il progressivo deteriorarsi della sua capacità di analisi teorica. Mentre la situazione storica evolveva verso l’ inevitabile scontro bellico tra le grandi potenze imperialiste, la Frazione teorizzò una nuova ondata di lotte rivoluzionarie. Sarebbe stato proprio questo grave errore di analisi, al quale si deve aggiungere il suo tremendo isolamento, a portare allo scioglimento della Frazione al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Tuttavia lo studio delle ragioni di tale scioglimento esula dai limiti cronologici e tematici del presente lavoro.

59 Cfr. «L'isolament de notre Fraction devant les événements d 'Espagne», cit.: Si veda anche l'interessante e dettagliata analisi di [Philippe Bourrinet], Contributo a una storia del movimento rivoluzionario. La Sinistra Comunista italiana 1927-1952. cit., pp. 107-128.

60 È curioso constatare come Azana concordasse con il gruppo Prometeo - mantenendo ovviamente le distanze da quest'ultimo in base alla propria prospettiva di repubblicano borghese - per quanto riguarda l'analisi della situazione venutasi a creare il 19 luglio 1936. Ecco quanto egli fa dire all'ex ministro Garcés, lino dei personaggi che prendono la parola nel corso dei suo celebre dialogo sulla guerra di Spagna: «Ad una rivoluzione necessita l'appropriazione del potere. immettersi nel Governo. dirigere il paese secondo le sue direttive. Non lo hanno farro. Perché? Per mancanza di forza, di piani politici, di uomini con autorità? (...) Come si chiama una situazione causata da una insurrezione che comincia e non finisce, che infrange tutte le leggi e non rovescia il Governo per sostituirsi ad esso, coronala da un Governo che aborre e condanna gli avvenimenti e non può reprimerli e impedirli? Si chiama indisciplina, anarchia, disordine. L'antico ordinamento poteva essere rimpiazzato da un altro, rivoluzionario. non lo fu. così non si ebbe che impotenza e confusione» (Manuel Azana, La veglia a Bemcarlo’. Einaudi, Torino 1967, pp. 70-71)

61 Cfr. Jean Barrot, presentazione a «Bilan». Contre-révolution cm Espana 1936-1939. cit,

62 Delle affermazioni quasi testualmente uguali apparvero in diversi testi di Bilan 0:;/0 in «Jehan- [Melis], «La guerre en Espagne», cit.

63 Cfr. Jean Barrot, presentazione a «Bilan». Contre-révolution eli Espagne 1936-1939, cit.

64 Ibidem.

65 Delle affermazioni quasi testualmente uguali apparvero in diversi testi di Bilan do in «Jehan» [Melis], «La guerre en Espagne», cito

66 Cfr., Prometeo. n 143. 11 aprile 1937, e n.146, 4 luglio 1937.

67 È quanto afferma «Henri Chazé» nella prefazione al suo Union Communiste (1933·.1939). Chronique de la révolution Espagnole, cit., p. 9.

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