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Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale (Amadeo Bordiga)

La maggior parte degli articoli riuniti in questo volume è stata scrittafra il 1951 e il 1953 ed è uscita anonima sul "il programma comunista", viene omunque presentato il volume edito dall'Iskra che attribuisce il lavoro ad Amadeo Bordiga, come altri che pubblicheremo, in quanto ormai patrimonio comune essendo i libri in questione largamente e pubblicamente diffusi.

Con questo non si vuole violare la consegna dell'anonimato, come molti militanti dell'epoca osservavano, in quanto l'iniziativa di pubblicare dei testi a nome del realtore sollevò non pochi dissensi nell'ambito del partito, che con il principio del centralismo organico rappresentavano le caratteristiche che il partito, risorto dallo sfacelo della controrivoluzione, si dava, non per aggiungere nulla di nuovo rispetto al passato, ma a consolidare la propria identità liberata da ulteriori orpelli, forzatamente ereditati dall' esperienza borghese, che se non furono la causa diretta della sconfitta rivoluzionaria, concorsero senz'altro ad alimentare il processo degenerativo che afflisse il partito bolscevico e di conseguenza l'Internazionale Comunista, quando le condizioni oggettive volsero contro il processo rivoluzionario.

La direzione di allora motivò la scelta con argomentazioni che condividiamo, aggiungendo che la consegna dell'anonimato era comunque rispettata dagli organi direttamente rappresentanti il partito, in quanto la casa editrice Iskra, anche se emanazione del partito, non si voleva identificare pubblicamente con esso, ma contrastare dalla sua posizione le speculazioni che altre case editrici agivano pubblicando testi a nome di Amadeo Bordiga, come esposto nell' articolo che annunciava la nascita dell'Iskra, alla quale seguirono altre, per meglio spiegare la scelta, come lo stralci che qui riportiamo.

"Da alcuni anni si va delineando (e non solo a scala nazionale) una ripresa d'interesse politico ed editoriale per le correnti di opposizione di sinistra della Ill Internazionale e, per quel che più ci riguarda, per la Sinistra «italiana», ovvero per l'opera svolta nel suo ambito e in funzione di essa, in modo preminente, da Amadeo Bordiga. Solo quest'anno, ad un quinquennio dalla sua morte sono usciti in Italia sotto il nome di Bordiga: Russia e rivoluzione nella teoria marxista (Milano, Il Formichiere), Scritti scelti, a cura di Franco Livorsi (Milano, Feltrinelli), Dialogato con Stalin (Borbiago-Venezia, Edizioni Sociali), mentre due testi di Amadeo, ed uno di Ottorino sono compresi nella raccolta antologica L'antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell'URSS a cura di Bruno Bongiovanni (Milano, Feltrinelli). Indubbiamente questa «riscoperta» (vuoi diretta, dei testi, vuoi indiretta, mediante studi) si spiega con il profilarsi, vago c contraddittorio finché si vuole, di una crisi ideologica legata all'urto fra la dura realtà dei fatti e le illusioni democratiche da un lato, spontaneiste e immediatiste dall'altro: necessità avvertita sia pur confusamente da un'esile schiera di giovani di un ritorno alla teoria e al programma del marxismo rivoluzionario, e alla prospettiva grandiosa del partito comunista mondiale: necessità chiaramente sentita dall'opportunismo di prevenirlo o almeno neutralizzarlo…

…L'anonimato ebbe - come continua ad avere - la funzione altamente «didattica» per i pochi compagni disposti a lavorare in anni estremamente ingrati sul solco della Sinistra, di respingere e fugare ogni suggestione promanante dal granduomo, ogni atteggiamento reverenziale per il capo in quanto capo. Questa lezione si dovette anche dare a quanti sollecitavano l'utilizzo del nome in funzione «propagandistica»: i comunisti rivoluzionari non sono in astratto e in assoluto contro l'uso di questi mezzi, ma s'inganna chi all'inabissata controrivoluzionaria contrapponga (mostrando così di non saperne valutare l'ampiezza) l'espediente pubblicitario. [ ... ] Che si destino alla battaglia teorica e fisica nuove generazioni di militanti è una necessità; che ritrovino la via del marxismo rivoluzionario, incarnato nel filo che va da Marx ed Engels a Lenin e al miglior Trotsky e infine a Bordiga, lo è parimenti. Che queste generazioni, domani, quando si siano poste con decisione sull'inequivoco terreno rivoluzionario, inneggino magari a Bordiga con lo stesso slancio battagliero con cui tutti abbiamo inneggiato e inneggiamo a Marx, Engels e Lenin, non ci scandalizzerà: sarà il simbolo chiaro di un chiaro contenuto rivoluzionario. Pretendere di suscitare la fiammata rivoluzionaria col mezzuccio del «nome di richiamo» sarebbe stato (e rimarrebbe) l'inizio di una serie di delusioni e di manovre per rimediare alle intenzioni fallite.

(da “il programma comunista” n.16, 28 agosto 1975)

...La continuità del movimento operaio in genere e più particolarmente del partito non è un fatto ideale: è un fatto materiale ed anche fisico o, come abbiamo mille volte ripetuto, il portato di generazioni che si susseguono nel trasmettere al futuro il vivente patrimonio non solo della dottrina marxista, ma delle grandi battaglie di classe; il portato, all'interno di ciascuna di queste generazioni, dei combattenti che la storia ha reso protagonisti di eventi determinanti. È per questo che noi, senza contraddire i principi fondamentali del marxismo sul modo di considerare le forze agenti nella storia, abbiamo il diritto di parlare di Marx, di Engels, di Lenin, di Trotsky, ecc. e per la stessa ragione di Bordiga, sempre a condizione di non elevarli a entità sovrumane, a eroi, genii o demiurghi, e di vederli (e ripresentarli alla visione delle nuove leve proletarie) nella loro giusta luce di combattenti di una causa alla quale l'individuo ha totalmente subordinato se stesso. Le due tesi dell'impersonalità dell'opera di partito e della funzione dell'individuo in essa, sono entrambi tesi di partito; e se le esigenze della ricostruzione del movimento comunista su basi solide dopo lo sconquasso della controrivoluzione ha imposto di mettere in prevalenza l'accento sulla prima, non v'è testo di partito che abbia taciuto la seconda: esse sono legate da un rapporto dialettico che solo il marxismo può stabilire e che noi come marxisti dobbiamo conservare.

(circolare 14 luglio 1976) 

Un'ulteriore motivazione è espressa nella premessa dell'editore nel testo  "I fattori di razza e nazione nella teoria marxista"

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1984 (George Orwell)

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Il tallone di ferro (Jack London)

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